JOVANOTTI
APPUNTI DI VIAGGI IN FONDO AL MONDO E DENTRO LA
TESTA, PENSIERI FOTOGRAFATI IN MOVIMENTO, NOTTI INSONNI E STELLE
CHE NON CADONO MAI, COSE VERE CHE HO SENTITO E VISTO IO, PAROLE
CHE POTREBBERO
DIVENTARE CANZONI
dedicato a mia nonna Ada
PRESENTAZIONE
Cherubino: s.m.'nella teologia cristiana, angelo del secondo ordine o coro della prima gerarchia' (av. 1306, Iacopone), bambino o fanciulla di delicata bellezza' (1865, TB) . Vc. Dotta, lat. tardo Cherubine, dall’ebreo. kerubim, pl. di kerub.
In queste pagine ci sono dei racconti, delle rime, delle riflessioni e delle fotografie.
Il lavoro di un disco è qualcosa che si fa in gruppo, le mie parole si vestono di un suono che non è soltanto il "mio" suono, ma quello di quattro o cinque persone che ormai lavorano insieme da qualche anno. È quindi il frutto di confronti, discussioni, creatività che si sovrappongono. Di solito io arrivo in studio di registrazione con dei quaderno carichi di appunti, accendiamo gli strumenti e cominciamo a vestire quelle parole, o a creare un terreno dove le parole possano viaggiare, e così come una particella lanciata ad altissima velocità cambia le sue caratteristiche, si riscalda o che ne so fino addirittura alle reazioni nucleari, così le parole subiscono accelerazioni, si adattano alla musica e nasce il rap o la canzone che a sua volta innesca altre reazioni (si spera) su chi le ascolterà.
Qui ci sono raccolti quei quaderni di appunti. Qui c’è la mia parola da sola. Molte di queste cose sono canzoni in embrione, altre sono la mia voglia di scrivere un libro di racconti o la storia per un film, altre semplicemente dei pensieri fotografati in movimento.
Le ultime pagine sono fotografie, tutte scattate durante quest’anno. All’inizio del prossimo anno uscirà il mio nuovo album. Non prendetemi per megalomane, vi prego, sto solo cercando di comunicare.
LA BARISTA
Stasera ha vinto la barista. Il campionato dei ricordi notturni di questa notte che è passata lo ha vinto la barista del "pascià".
In ogni notte che passo in giro per i locali incrocerò più o meno un migliaio di sguardi di donne e ragazze, girano più o meno centocinquanta sorrisi e un centinaio di "ciao", alcuni "attacchi di bottone". Ma uno solo di questi sguardi resterà nella mia mente, uno solo accompagnerà il mio addormentarmi all’alba, uno solo apparirà in una dissolvenza cinematografica nel mio cappuccino, uno solo di quegli sguardi.
Ieri sera ho girato un po’ con un paio di amici, così, senza neanche l’intenzione di rimorchiare o di beccare qualche vecchia conoscenza in giro, semplicemente è stata una di quelle notti che te ne vai in giro e basta, saluti chi conosci, scambi due chiacchiere con qualche buttafuori amico, ti presentano qualche ragazza di lustrini, ti soffermi a guardarti qualche culo di quelle che ballano su quei cubi e che fanno tutte quelle mosse che han visto fare in qualche filmaccio e che sperano di finire fotografate su qualche rivista di discoteche. Sono pochi i rapporti che riescono ad andare oltre il saluto o il gesto evidenziato costretto dal volume della musica alta.
- UEE!…COME VA?…
- "CHE???"
- ANCH’IO!!!…
Ma ogni sera, ogni notte mi lascia uno sguardo, un punto interrogativo. Il punto interrogativo che nasconde quello che poteva essere forse l’incontro della tua vita, la svolta dei tuoi sentimenti.
Non ho neanche parlato con l barista, l’ho solo guardata e lei mi ha guardato e ci siamo sorrisi e poi io la cercavo scavando fra le teste della gente che muovendosi la rivelavano ora si ora no, e lei, ricambiava quegli sguardi, ci siamo sorrisi un paio di volte, tutto qui.
Chissà se la mia faccia è poi comparsa sul bicchiere che stava riempiendo per qualcuno come una sfera di cristallo. Chissà se è fidanzata, se è felice.
Occhi azzurri di barista, forse non ti incontrerò più, ma ora sei qui questo foglio e non te ne andrai più, ogni volta che passerò da queste parti ti vedrò, e sarò di nuovo lì in quell’istante prima di conoscerti, prolungato in eterno.
COMUNICAZIONE
La comunicazione è efficace ed utile solo quando è VERA, e per essere vera è necessario che chi comunichi sia VERO, quindi io credo e quindi concludo questo discorsetto dicendo che per comunicare non bisogna concentrarsi sulla comunicazione ma sull’essere veri. Ma che vuol dire essere veri? Beh ora mi chiedete troppo amici miei, io non so che significa essere veri, al massimo ne ho una vaga idea, che mi è difficile spiegare a parole, ma anche voi credo ne abbiate una vaga idea e credo anche sia la stessa che ho io, quindi non mi sforzerò per spiegare un’idea che già avete anche voi, basterà riferirsi ad essa.
IL SENNO DI POI
Personalmente io ci credo abbastanza
che c’è qualcosa fuori da questa vita
ma pure se non ci fosse un bel niente
pure se, quando è finita è finita
questa esistenza ha di sicuro un motivo
indipendente dal tempo che vivo
la nostra vita è un aratro che traccia
segni che restano anche dopo di noi
…vorrei che il mio segno no fosse una fossa
dove si accumula il senno di poi.
IL FANNULLONE SAGGIO
Non so di che farmene io di tutto questo tempo, delle mattine, i pomeriggi, le notti.
Sarebbe bello svegliarsi, far colazione, poi il pranzo poi l’amore, poi cena poi andare a letto a dormire, e invece c’è tutto lo spazio che divide queste cose, anzi spesso non si fa neanche l’amore. E allora è una specie di condanna, una specie di modo per guadagnarsi la gioia di un piatto di pasta pomodoro e basilico, un prezzo che bisogna pagare per forza, quello di passare le ore dei giorni. Ho anche provato a stare a letto fino all’una, poi mangiare e provare a tornare a letto cercando di dormire fino all’ora di cena, ma non mi riesco ad addormentare di nuovo, e se pure ci riesco mi risveglio per cena che non ho fame per niente. Poi c’è un’altra cosa: sembra che le ore inutili che dividono i pasti e il sonno servano proprio per conquistarsi anche in modo pratico, con l’azione, le cose da mangiare e il sonno da dormire e questa è una condanna ancora peggiore. Sarebbe bello poter non far niente veramente, non come un vagabondo, ma come una vacca dell’India o come un ippopotamo africano o come un albero del parco, e invece questo sembra non sia possibile. Io sono nato senza voglia di far nient’altro se non il puro espletamento delle mie funzioni vitali: mangiare, dormire, andare di corpo, proprio come un albero, e come un albero liberare ossigeno di giorno e anidride carbonica di notte, cioè essere utile anche al mondo senza che però questo comporti uno sforzo maggiore oltre a quello di vivere
Non so che farmene io di tutto questo tempo che i pittori usano per fare i loro quadri, i cantanti per cantare, i preti per predicare e i giudici per giudicare, io vorrei semplicemente non fare niente. Accetterei un compromesso manuale, nel senso che potrei, al massimo, costruirmi una casa di mattoni, tagliare un po’ di legna per scaldarmi, raccogliere un po’ di acqua piovana per lavarmi e bere. E per mangiare, visto che non ho voglia di avere un orto né di allevare polli, potrei al massimo, mentre mi costruisco la mia casa di mattoni, mettere dei mattoni per costruire una casa per qualcuno che, in cambio di questo, e nel tempo che risparmia non dovendosi costruire una casa, potrebbe coltivare un orto e allevare polli e darmene un po’ anche a me cosicché io possa mangiare
Ieri sera ho rimorchiato. Era un po’ che non mi succedeva di rimorchiare in senso proprio classico, è stato molto bello. Ero al ristorante con i miei amici e lei era seduta con la sua famiglia a pochi tavoli di distanza. All’inizio non l’avevo neanche notata, poi si è alzata, credo per andare in bagno, e ho visto questa figura non bellissima ma con un seno veramente cosmico retto con difficoltà da un reggiseno che non ce la faceva e ne faceva straripare la parte superiore e laterale, che quasi strusciava sulle braccia un po’ grassottelle ma lisce lisce e abbronzate. Aveva i capelli raccolti e il viso tondo, tipo con un brufolino proprio nel centro della fronte come una specie di punto sacro delle donne dell’India. Bella mammosa e nello stesso tempo mi ha dato l’impressione di essersi alzata proprio per farsi vedere, visto che non mi ha degnato neanche di uno sguardo. Quando è tornata a sedere io la guardavo e lei seguiva con le labbra il canto del pianobarrista che stava facendo uno di quei pezzi proprio da pianobar (che non mi ricordo ma potrebbe essere benissimo uno di Gianni Morandi) e si era quasi estraniata dai suoi familiari che invece parlavano tra di loro. Io ho continuato a mangiare la mia insalata commentando con i miei amici le sue forme anche abbastanza inedite per una città come questa dove sembra a volte che le belle ragazze stiano chiuse in casa, oppure quelle poche che girano son tutte fidanzatissime (una teoria sostiene che dopo i vent’anni una ragazza o è fidanzata, o si è appena lasciata, quindi bisogna essere molto fortunati ad inserirsi nello spazio tra un fidanzamento e l’altro). Comunque verso le undici lei e la sorella, credo che fosse la sorella, si sono alzate e sono uscite dal ristorante. Ho preso il casco e sono uscito anche io, ho acceso la moto e ho visto la loro ipsilondieci che si allontanava piano piano, probabilmente mi avevano notato dallo specchietto e sembrava volessero essere inseguite, e infatti io le ho inseguite e raggiunte, lei, la mia, ha tirato giù il finestrino e mi ha detto "hai il casco slacciato" (che cosa meravigliosa quando sono loro a fare il primo passo!) e io ho risposto "l’ho messo su in fretta per non rischiare di perderti!".
Da allora in poi tutto è filato molto liscio, sono riuscito, grazie a un amico, a liberarmi della sorella, Gianni mi ha prestato la macchina e siamo stati a fare un giro al mare, io e lei da soli. Lungo la strada parlavamo un po’, dicevo qualche cazzata, devo ringraziare il benzinaio che mi ha riconosciuto e mi ha chiesto un autografo, questo mi ha dato sicurezza, abbiamo ascoltato un po’ di musica, e abbiamo anche parlato di musica, lei era appassionata di canto e questo io l’avevo capito al ristorante dove sapeva le parole di tutte le canzoni che cantava il pianista, e io non ne sapevo una. Poi mi ha detto che amava cantare al karaoke e via discorrendo. Ma la cosa pazzesca devo dire che non erano i discorsi, ma era che ogni tanto, passando vicino a una zona illuminata, si definivano per un istante delle zone del suo corpo, dal reggiseno alla gamba scoperta della gonna un po’ sollevata dallo stare in macchina, e la cintura di sicurezza comprimeva un op’ il suo seno e era uno spettacolo vedere anche il bianco dei suoi denti apparire e scomparire durante il suo pronunciare frasi. Non aveva niente di arrapante che fosse artificiale, tutto era nel suo corpo, nel suo muoversi nel suo essere e basta.
Nessun valore aggiunto, era come una anguria matura, che uno ci appoggia l’orecchio picchiettando per prevederne la dolcezza.
Ci siamo seduti al bar di un mio amico, io ho ordinato della frutta e lei un Cubalibre, che mi ha dato l’occasione di parlare il mio viaggio a Cuba e il mio amore per Fidel, che mi ha fatto gioco perché è un argomento che riesce a fondere bene la politica con la passionalità. Mi ha detto che lei ama il Rum, e io ho subito pensato tra me e me "la faccio bere", ma poi ho subito corretto il mio pensiero dicendo sempre tra me e me "ma allora non hai imparato veramente niente in tutti questi mesi in cui hai voluto dare una svolta morale alla tua esistenza, è in queste occasioni che si vede il risultato di una crescita", e infatti non è successo, anzi un senso di gran rispetto ha reso il nostro incontro occasionale ancora più bello.
Siamo tornati e io l’ho invitata da me, lei ha accettato. Siamo saliti in casa e ci siamo seduti uno accanto all’altro sul divano, chiacchierando ancora un po’ io le ho preso le sue mani tra le mie e le ho detto che mi piaceva e via dicendo poi le ho sfiorato il naso con il mio naso e intanto inframmezzavo con qualche battuta e qualche sorriso di rompimento di ghiaccio, poi l’ho baciata e tutto ciò è stato molto naturale come molto naturale è stato il seguito, e anche molto bello.
Non ho più visto quella ragazza, anche perché sono partito subito dopo, ma questo racconto è per dire che quello che spesso definiamo "rimorchiare" (sbagliando, visto che "rimorchiare" presuppone la presenza di una locomotiva che traina un vagone, mentre qui si parla di due locomotive che si trainano a vicenda), è una forma di contatto umano che non danneggia in nessun modo la dignità, quando avviene nel rispetto. Anzi, direi che può rendere la vita più piacevole.
NON È FIDANZATO?
Da molto tempo è finita la storia d’amore che durò due anni. Stare da solo non mi pesa nel senso che tutto sommato non mi manca la routine di un rapporto e neanche ho bisogno di quella sicurezza e stabilità che di solito un rapporto solido dovrebbe dare. Mi manca semplicemente l’amore, o meglio "l’amare", che non è esattamente l’amare i tuoi familiari o i tuoi amici o il tuo lavoro o gli animali o l’universo o Dio, è proprio l’amare una donna, una donna che a sua volta mi ami. Questo mi manca.
L’anno trascorso è stato un anno di grandi soddisfazioni per me, specialmente nel mio lavoro, a volte avrei voluto dividere tutto questo con una donna. E’ qualcosa che non si può dividere con i tuoi familiari o con i tuoi amici o con i tuoi collaboratori, forse puoi farlo con un figlio, non so, sicuramente puoi farlo con una donna che ami. La consapevolezza di fare qualcosa "per" qualcuno e non solo "grazie" a qualcuno o "insieme" a qualcuno è quel sapore che rende la vita più bella, comunque più intensa.
Ma questo è solo un pensiero delle quattro del mattino dopo aver incontrato una signora che fa le paste che mi ha chiesto…"ma non è fidanzato?…"
…no.
BUTTAFUORI
Se devo mettermi a ricordare qualcosa in particolare della mia vita, un’immagine, una frase, una canzone, un momento… non mi viene in mente un cazzo, niente di niente… la nebbia, mi viene in mente la nebbia, la nebbia delle sei di mattina a Milano d’inverno.
Sono solo, e la nebbia è amica della gente sola perché nasconde il mondo, e rende accettabile la condizione di chi non ha niente e nessuno per cui sforzarsi a trovare una via. Ventinove anni, un metro e novantaquattro, centodieci chili, con i miei addominali ci gioco a scacchi. La posta sembra attraversata dalla corrente elettrica, duemila piedi saltellanti. Questa musica mi fa schifo, abbasso il volume del mio cervello, la mia mente percepisce solo immagini, un’auricolare all’orecchio destro mi mette in comunicazione con gli altri. Oggi ho tagliato i capelli, un millimetro, ho lasciato il pizzo, mi incattivisce. Duecentomilalire vanno bene, ho dodicimilioni in banca, ho un’auto, un cane, un appartamento di ringhiera in affitto, un abbonamento in palestra, non tocco l’umido di una figa da quattro mesi, l’atro ieri mi sono fatto una sega.
La gente beve, la gente spende soldi e fa ventiminuti di fila per bere un gintonic.
Quei due sono entrati e usciti dal locale già tre volte, vanno a pippare in macchina, rientrano e stanno zitti con gli occhi spalancati, seri, non riusciranno a rimorchiare neanche due cessi perché sono due uomini di merda, ce l’hanno scritto in faccia, la cocaina entra attraverso il loro naso, arriva dove c’è il cervello e non trova un cazzo, una spugna piena di merda, e si perde in quello schifo.
E’ inutile che provino ad attaccare con Iris, lei si mette giù così per servire al bar, ma non va mai con nessuno di questi che vengono giù, è una brava, gli voglio bene, è la più giusta qui dentro, è innamorata del suo ragazzo, e questo è bello. Continuano a rompergli i coglioni, lei sorride, chissà che gli dicono… per un millesimo i suoi occhi sono seri, poi si gira e se ne va da loro, li serve, due gintonic, pagano …
Non la prendere per il braccio deficiente…sta lavorando… tu sei qui a fare il cretino, drogato, ubriaco e cretino… lei è qui perché lavora… sennò stava a casa, o col suo ragazzo.
Ora hanno rotto il cazzo.
- Scusa… lascia stare dai, vedi che sta lavorando? –
- "ma che vuoi stavamo parlando"
- Bene, parla con me, che lei non ha voglia di parlare con te -
"ma che cazzo vuoi? Dai molla!… vero che stavamo parlando?"
- vieni qui dai, ora stai qui, fai il bravo sennò esci ok! -
"sennò che oh? Va bé che sei grosso ma io qui mi hanno invitato"
- ti hanno invitato e io ti faccio uscire scommetti? -
"…aspetta che chiamo Massimo…mi ha invitato lui…"
- non ti ha invitato per rompere i coglioni, poi sei ubriaco o che cazzo d’altro, quindi stai buono -
"non sono ubriaco… BAMBOCCIONE VAFFANCULO TU E QUELLA TROIA DI BARISTA DEL CAZZO…"
La nebbia…la nebbia che mi circonda e non mi fa trovare neanche il portone di casa…
La nebbia nello sguardo di quei cagacazzi dopo che gli ho spaccato la faccia…
La gentilezza… la gentilezza farebbe diradare la nebbia nel mondo…………
LA FINESTRA
La finestra della camera che dividevo con mio fratello Bernardo dava proprio sulla cupola di San Pietro, vuol dire che per diciannove anni, più o meno per trecento giorni l’anno, mi sono svegliato, ho posato i libri venendo da scuola, ho fatto i compiti, ho ascoltato lo stereo con questa immagine di fronte, che di per se vuol dire poco, ma se provo a pensare a ciò che questo bestione rappresenta, mi spiego molte delle mie posizioni di oggi. La finestra della camera si affaccia proprio sul vialone dove parcheggiano i pullman con i turisti e i pellegrini che arrivano per visitare il Vaticano e, specialmente il mercoledì che c’è l’udienza del Papa, il Sabato e la Domenica, quella strada era invasa da gruppi di persone che arrivano veramente da tutte le parti del mondo, e non tutte con intenzioni proprio mistiche, visto che comunque il Vaticano è interessante da mille altri punti di vista. Io rimanevo affacciato per ore a guardare passare questi fiumi di persone di tutti colori del mondo e, siccome la casa è al primo piano, spesso qualcuno di loro per caso vedeva questo bambino con i ricci biondi un po’ ciccione e magari si metteva a salutare o a sorridere. E così mi facevo un’idea del mondo, incasinata ma positiva. Ma c’è qualcosa che rende tutto ciò ancora più interessante. La mia casa aveva delle finestre, quelle della camera di mia sorella per intenderci, che invece davano in una specie di strada nascosta, dove c’era una bisca, un fruttarolo, un calzolaio, un elettrauto, e uno spiazzo asfaltato con un portone di lamiera sempre chiuso che era diventato una porta da calcio. Era lì che io passavo ore con i miei amici, lì mi era permesso di andare in bici e non mi dovevo allontanare. Insomma era una specie di mondo opposto a quello dall’altra parte del palazzo.
La domenica andavo alla messa (per forza) nella parrocchia del mio quartiere e mi fracassavo le palle, cercando di combattere la noia facendo sculture con la cera delle candele, con soggetti vari, dalle teste ai fiori o addirittura una volta mi ricordo che scolpii un pisello. La messa finiva alle undici e allora prendevo e mi spostavo in piazza San Pietro che era lì a due passi e lì mi divertivo perché era veramente imballato di gente che aspettava che il Papa si affacciasse. Ogni tanto incontravo mio padre che lì ci lavorava. Andavo spesso da solo, a volte con i miei fratelli, mia madre invece era a casa a fare il pranzo.
Mio padre mi faceva un gioco, quando eravamo insieme in mezzo a tutta quella gente di tutti i colori, mi diceva che avrebbe indovinato solo con un’occhiata la provenienza di ognuno di quei gruppetti, e allora cominciava a dire "America, Sud Africa, Giappone, Korea, Indonesia, Inghilterra, Polonia, Germania" e via per un’ora. Io non ho mai saputo se indovinasse veramente ma quel gioco mi piaceva e quando mi trovavo da solo con qualcuno glielo riproponevo subito, facendo delle gran belle figure.
E così crescevo e oggi, lontano da quella finestra e da quel fiume continuo di colori davanti a me mi trovo a ricercarlo nella mia musica, nel mio rapporto con il mondo, forse per nostalgia o forse perché quella visione caotica ma positiva contrapposta ad una intimità quasi provinciale di un dietro casa di fruttarolo e parolacce, è l’impronta che ho dato alla mia realtà ed è lì che mi so muovere.
MI TROVO QUI
Ed è così che tutto a un tratto ora
proprio quando meno me lo aspetto
mi trovo dentro a un gesto di mio padre
mi guardo nello specchio e gli somiglio
le stesse mosse gli stessi atteggiamenti
io che ho lottato tutta la mia vita
proprio perché eravamo differenti
io che ho sempre voluto l’incontrario
di quello che sembrava gli piacesse
io che ho sempre fatto l’incontrario
di quello che mio padre diceva
mi trovo qui
mi guardo e gli somiglio
sempre più padre
sempre meno figlio
SENZA TITOLO
Ho un’immagine in mente di quando ero bambino. Vedo il vicolo del mio paese dove era la casa dei miei nonni, è sera ed è buio e davanti al portone della casa c’è mia mamma con la mia nonna e il mio nonno, e c’è qualcuno che si è portato una sedia, qualcuno sta lavorando ad uncinetto, io sono troppo piccolo per andare in giro e mia mamma continua a dirmi "non ti allontanare!". Questa gente parla e parla e parla e non so cosa si dicono ma parlano fino a tardi. La luce è quella del lampione e io gardo gli elefantini (che sono degli scarafaggini che se li tocchi si arrotolano e fanno una pallina) che gironzolano sulla pietra ancora calda del sole del pomeriggio.
Questa sera sono stato a mangiare da Vincenzone che ha un ristorante dove mi trovo spesso con gente che conosco. Ho parlato intorno a un tavolo dalle otto di sera all’una di notte, abbiamo parlato di come va il mondo, cosa sta succedendo intorno a noi. Non bisogna essere amici per parlarsi, per raccontarsi, per confrontarsi, bisogna semplicemente avere la voglia di farlo. Oggi questa voglia è diventata una necessità.
Il momento è eccezionale.
Sta succedendo qualcosa.
Dovremmo creare un movimento artistico.
Leggere ad alta voce delle poesie.
Girare nudi per casa non basta più.
E’ il momento di venire allo scoperto.
IL TOPO
Questo è un monologo ascoltato alle cinque di mattina dentro un baretto. Ve lo riporto.
Diffida della donna col maglione in vita. Nasconde un brutto culo e rende chiara la sua insicurezza, il suo bisogno di mascherare ciò che lei odia di se e non si accetta, quindi mandala a cagare….
Non è Freud che parla ma il topo, che di figa se ne intende più di tutti il mondo.
Quando un uomo non è innamorato rischia di entrare in una spirale di cinismo e solo l’amore potrà salvarlo.
Ma dov’è l’amore, che le donne fanno cagare, se sono mostri ti fanno soffrire due ore per metterti una mano sul cazzo, se sono belle fighe si bevono tutto dopo tre minuti che le conosci.
Primo minuto: come ti chiami.
Secondo minuto: tu cosa fai.
Terzo minuto: mi accompagni in macchina a prendere le sigarette.
Quarto minuto: mi sono mollata due mesi fa.
Quinto minuto: non pensare che io sia venuta qua a fare cosa. Io sono una brava ragazza. Sorrisino.
Sesto minuto: pompino.
Settimo minuto: l’odio dopo l’orgasmo. La famosa crisi del settimo minuto.
Una volta si parlava di crisi del settimo anno, adesso c’è la crisi del settimo minuto, quando sei venuto e lei assume connotati più reali. Sono le cinque della mattina, fa freddo lei è brutta, ha bevuto è sudata, tu sei venuto e la devi scaricare, ma lei ora pretende la sua parte di goduria, e non ha voglia, anche perché non lo merita, con i denti ti ha rigato la cappella.
Poi chi glielo dice al mio cazzo di rimettersi in piedi.
Poi, l’ha detto anche il dottore: di pompa non si muore.
RESTIAMO IN SILENZIO
Vogliamo parlare di sesso?
vogliamo parlare d’amore?
vogliamo parlare di politica?
o ci hai un argomento migliore?
potremo parlare del tempo
o vogliamo parlare di che?
possiamo parlare di musica
oppure parliamo di te?
restiamo in silenzio così
guardiamo la luna
27/05/1993
Con "Una tribù che balla" ho preso una strana abitudine che mantengo ancora, quella cioè di buttar giù una specie di dichiarazione di intenti sul lavoro che sto per cominciare, ovvero la realizzazione di un nuovo ellepì.
Senza sapere ancora il titolo, ed avendo, tra l’altro, solo una vaga idea delle canzoni che per ora rimbalzano nella mia fantasia, la testa, il cuore e il mio quaderno di appunti, insomma con solo la voglia di partire con una storia nuova...scrivo queste righe. Sono una traccia "ideologica", ma non solo. Sono, direi, una domanda alla quale dovrò cercare una risposta con il disco. Sono quello che il giocatore di biliardo dichiara prima del tiro: "palla in buca d’angolo di sponda sinistra"…
Con questo nuovo disco cercherò di tenere fede ad una promessa: sincerità, ricerca, sperimentazione, ballo, attualità.
Sincerità: avere un approccio con la scrittura dei testi e la composizione cercando di non fare "Jovanotti", mi spiego meglio: le cose fatte devono servire come esperienza, non come punto di riferimento, bisogna andare avanti, così come si va avanti nel cammino di uomo, di cittadino, si va avanti sul lavoro nella musica. Non bisogna inseguire il "non m’annoio" del 94, ma ciò che verrà, con l’impegno e la voglia di farsi capire.
Ricerca: il rap non può chiudersi nel ghetto delle sue caratteristiche tipiche, il rap è la musica della tolleranza, dei rumori che si organizzano, delle sirene che vanno a tempo, delle parole ritmiche, della storia da raccontare subito, il libro che si balla; niente chiusure di nessun tipo, è il suono del duemila quello che stiamo cercando… chi sentirà il disco deve avere una scossa, deve sentire di avere a che fare con qualcosa che c’entra poco con le etichette e con i generi musicali, c’entra solo con la voglia di comunicare, di intrattenere di ragionare e di far ragionare, di ballare e di fare ballare.
Sperimentazione: vorrei fare un pezzo che potrà durare anche una ventina di minuti, questo pezzo dovrà essere una specie di "città sonora" o meglio di "posto sonoro", un posto che può essere in tutto il mondo, il punto stretto di una clessidra dove la sabbia è già passata tutta ed è ora che qualcuno giri la clessidra.
Ballo: c’è voglia di ballare nell’aria e questo nuovo disco è necessario che faccia ballare la gente.
Attualità: la musica può e deve essere anche evasione, ma non può ignorare quello che succede in giro, almeno la mia; vorrei che le mie nuove canzoni siano figlie mie ma anche figlie del tempo in cui nascono e che tentano di raccontare. Questo è molto importante.
Finito il disco rileggerò questi appunti…chissà.
LA GUERRA DELL’IO
La guerra dell’io
madre di ogni battaglia
combattuta a colpi di code di paglia
la guerra dell’io
la guerra dell’es
provoca morti i stress
L’ADIQUÀ
Pensare a cosa ha fatto incontrare mio padre e mia madre è ancora più bizzarro che pensare alla morte
non è tanto l’aldilà
ma l’aldiquà
PERSONE
Se penso a tutte le persone con le quali ho avuto a che fare nella mia vita ad oggi, mi rendo conto che ognuna è stata determinante. Ogni incontro, ogni parola può essere la causa di una mia scelta, di una mia azione… forse. Se penso a come io ho giudicato quelle persone nel momento che avevo a che fare con loro, mi rendo conto che molto spesso, anzi nella maggior parte dei casi, il mio giudizio si è poi rivelato sbagliato.
Questo dovrebbe insegnarmi a giudicare meno e a vivere ogni rapporto umano in maniera più disponibile.
CONDIZIONAMENTI
Fa troppo caldo stasera, l’aria è umidissima, in questa mansarda ci saranno quarantagradi cazzo. Sono venuto a casa perché volevo scrivere qualcosa, un pezzo magari, ma fa un gran caldo, non mi viene in mente niente… e pensa che io devo scrivere, seduto con questo foglio bianco davanti (XWXXWXKKW) non devo far altro che farmi venire un’idea, una, un’idea che diventi canzone, magari una canzone di quelle che fanno ballare la gente, magari una canzone che fa successo…ma fa troppo caldo…esco, vado al chiosco, mi faccio una fetta d’anguria.
Mi fanno ridere i "lumbard". Ce l’hanno con i "terroni" perché non hanno voglia di lavorare, dicono, e i sudamericani sono ancora peggio e, invece guarda i tedeschi che popolo! Il marco a millelire, e i giapponesi? Ce lo metteranno nel culo a tutti quanti prima o poi se l’Europa non si adegua ai loro standard, dicono.
Il caldo, da miglior amico dell’uomo è diventato il suo peggior nemico, solo perché il freddo era invidioso. La storia dell’uomo non è la storia dell’economia come diceva Marx, ma la storia del caldo e del freddo. Ancora di più la storia delle ripetute vittorie del freddo sul caldo. Il vero potere non è tanto quello capitalistico ma quello del condizionatore, basti guardare l’America: negli U.S.A., specialmente nel Sud, dove il clima è più caldo, nei ristoranti, negli uffici, nelle auto, nelle case le arie condizionate sono sotto zero, nei bicchieri solo ghiaccio con uno sputo di cocacola. E l'America è infatti il paese più "condizionato" del mondo, talmente "condizionato" da "condizionare" tutto il resto del mondo ai suoi piaceri.
Se solo avessi un condizionatore in casa stasera scriverei un pezzo di grande successo commerciale, un pezzo "condizionato", talmente da "condizionare" poi il mercato, che a forza di pezzi "condizionati" diverrebbe un mercato "congestionato", e allora la crisi dell’occidente, crolla il muro di Berlino, tangentopoli, ecc. ecc.
Quindi sai che faccio?
Esco, becco qualcuno e divido un’anguria.
Magari domani sarà più fresco.
DIO
dio è forte
dio è grande
dio è buono
dio è strano
dio è bianco
dio è nero
dio è falso
dio è vero
dio c’è, visto che ne stiamo parlando
dio c’è, e lo stanno aspettando
dio è uno
dio è molti
dio è scritto su tutti i volti
dio ci ha creato
dio è un’invenzione
dio ha creato l’immaginazione
EXTRATERRESTRI
Prima che la terra raggiunga una situazione realmente insostenibile dal punto di vista sociale, economico e via discorrendo, prima che l’umanità si autodistrugga e distrugga del tutto il suo ambiente, prima che le guerre provochino il punto di non ritorno succederà qualcosa, una svolta grande come l’arrivo di Cristo, più della scoperta dell’America o della ruota o della macchina a vapore o del computer o dell’aeroplano o della cura dell’aids. Arriveranno gli extraterrestri. E io non sto aspettando altro. Spero tanto di poterci essere.
PENSIERINO SUL MONDO
Piove! Madonna come piove!
Mi ha svegliato il tonfo di un trono gigante e ho capito che pioveva, YEAH! Era da un po’ che aspettavo questo momento, da almeno una quindicina di giorni. Faceva troppo caldo nei giorni scorsi e io speravo di sentire l’acqua che mi cadeva in faccia, en bel temporale d’agosto di quelli che spiegano come va il mondo.
E’ proprio vero che da come si comporta il sole, la pioggia, il vento, si ha un’idea molto chiara di tutto. E gli uomini di queste parti hanno impiegato un bel cinquemila anni per non dipendere più dalla terra e dal cielo, ma in fondo non ne basteranno altri cinquemila perché questo non accada veramente.
Oggi, che è un giorno di fine agosto, mi sento molto "ecologico", ma non nel senso di "linea verde", proprio che mi sento addosso le caratteristiche degli altri animali e delle piante, sento il mio istinto godere del semplice cadere della pioggia, mi sento inserito in una specie di orologio cosmico come un ingranaggio, e la consapevolezza di questo mi mette addosso un certo brivido.
E’ l’universo che sta dicendo: PIOVE! Proma o poi piove, e dopo la pioggia forse ora forse un mese, tornerà fuori il tempo bello, poi il freddo, poi la primavera…comunque ora piove!
Sentirai caldo, avrai sete…c’è poco che tu possa fare realmente…ma pioverà!
Il fatto poi di passare questo periodo in una piccola città come Forlì mi fa nascere un ragionamento che non mi verrebbe a Milano. Nei piccoli posti si riesce a godere e a vivere molto di più l’emozione dello scorrere delle stagioni. Attraverso i campi di grano che cambiano colore, gli alberi che mettono i fiori e allora arriva la primavera, l’odore merdoso dei concimi chimici sui campi, e allora è maggio; le foglie che cadono e via discorrendo, e insomma uno è molto più partecipe da quel punto di vista. In una grande città questo quasi non avviene.
Tutto si limita al corpo delle ragazze, il corpo delle donne, che si scopre e si ricopre e a seconda dello scorrere delle stagioni diventa campo di grano e albero e terra e cielo, pioggia e vento!
(MADONNA MIA!)
22/08/1993
Momento difficile per il mio lavoro. Niente mi convince fino in fondo, ho molti dubbi sulle cose fatte fino ad ora, ho paura di non riuscire a fare il disco che avevo in mente di fare, vorrei scrivere qualcosa che sblocchi questa situazione. Soltanto un’idea geniale può farmi rinascere la fiducia nelle mie capacità, ho un immediato bisogno di stupire me stesso, di fare qualcosa che neanche io avrei mai pensato di poter fare. Ma la mia mente è confusa, addirittura mi viene da pensare che la mia recente sete di informazione, voglia di leggere e di saperne di più, il mio desiderio di andare oltre l’approssimazione, mi abbiano confuso le idee invece di chiarirmele.
A volte mi sembra di non esser più in sintonia con i miei amici, mi sembra che i miei interessi non siano i loro, che i miei argomenti li stufano e che in fondo anche la mia voglia di raccontare le mie storie e le mie confusioni dentro le mie canzoni non li coinvolgano come avveniva durante i due album precedenti.
A volte mi pare che la fiducia che ultimamente mi da chi mi sta vicino sia controproducente. Ieri per esempio abbiamo messo giù una base molto bella e molto funky, un giro eccezionale. Io ho detto che con un testo forte quella sarebbe stata una bomba. Bene, tutti quanti mi hanno detto "non è un problema per te fare un testo forte!" e io non so veramente che cosa rispondere. Ho passato tutto il pomeriggio e non mi è venuto niente, o meglio, mi vengono dei rap con delle belle rime magari, nella tradizione del rap, quella fatta di termini tipici con i soliti concetti che ormai si sono detti mille volte. Parlare di Comunicazione, di Sound e di Atmosfera festaiola, di bassi che pompano, di parole che vanno a tempo è un po’ come parlare di amore nella musica di Sanremo, e questo non mi va di farlo, per lo meno su un dusco che vorrebbe fare uno scatto in avanti rispetto a ciò che si sente in giro.
Forse era meglio se non mi rimettevo subito a scrivere pezzi appena finito il tour, c’era ancora "Lorenzo 1992" che andava bene, Ragazzo fortunato che lo ballavano e passava in radio, e io già ero su un progetto nuovo su questo nuovo disco che per me è veramente importante, e ora che devo cominciare a far quadrare le cose ora che cominciano ad arrivare le Coriste per fare i cori, i fiati, il percussionista, ora che Claudio comincia a ragionare sulla produzione, sul marketing da adottare per l’uscita di gennaio, proprio ora io mi sento insicuro.
Potrei rimanere qui in casa davanti a questo foglio finché non mi viene una cosa forte, oppure andare al campetto a giocare a basket e magari telefonare a qualcuno per fare qualcosa a cena.
Voi che fareste?
RAFFAELLA
Raffaella Carrà
dove eri finita?
sono contento di riaccendere la televisione e ritrovarti lì
la domenica pomeriggio dopo mangiato
con il tuo taglio familiare
e la tua aria romagnola che ha visto il mondo
che ha conosciuto gente famosa e sconosciuta
il tuo sguardo di piadina e paèlla
di fragolino e di champagne
Raffaella Carrà
posso chiamarti Raffaella?
non andare via più da questa stanza
lascia che io possa accenderti
e ritrovarti
e giorno dopo giorno
invecchiare con te
che non invecchi mai
ti amo
TU VOGLIO BENE
Ti amo è sbarrato trasversalmente!
VAI JOHN!
Ascolto un cidì di John Coltrane e mi spatacco, mi disfaccio mi scompongo prendo la forma delle cose che mi circondano e sono insieme dolce e bastardo romantico e cinico e mi proietto in quella realtà che solo certa musica riesce a creare. E non mi sono drogato, non mi sono mai drogato nella mia vita. Ho perso qualcosa di fondamentale? Davvero non aver mai pippato cocaina o non aver mai fumato marijuana è come non aver mai percorso una scorciatoia verso ceti stati della mente? No mio caro…io John Coltrane me lo ascolto e mi arriva lo stesso e il mio fegato sta bene e il mio pisello è sempre in forma! Ma sono giovane, non è mai detto, un giorno capiterà che la musica da sola mi annoia e che ne so cos’altro e allora è il momento delle scorciatoie, ma non ora, questa strada va bene così com’è, con tutti i suoi rompimenti di coglioni e le sue stazioni vuote e le sue pianure e le sue città e i suoi incontri reali a realissimi.
John Coltrane mi fa impazzire…è unmiliardo di volte più rock dei Guns and Roses.
Esiste nella musica di oggi qualcosa di veramente energetico, dirompente, trasgressivo, VIVOOOOO!!!!!, romantico, realista, contagioso?
Non lo so, può darsi che esista, forse è il rap, si forse è una parte del rap, quello libero, quello vero!!!
Dentro al libro di Jack Kerouac che si chiama Sulla strada i protagonisti descrivono l’energia del Bebop in modo eccezionalmente toccante, tanto che, pur non avendo niente da spartire con quella generazione, ascoltando John Coltrane o Bird o Miles Davis mi ci ritrovo alla grande…YEAH!
AAAAAAHHHHHH (senti come va!!!)
Ma oggi chi crede di poter ripetere nella musica quello che era il sound di Coltrane si sbaglia. La musica va avanti, il linguaggio si rigenera sul suo passato ma si spinge assolutamente in avanti e si trasforma. Ma il linguaggio in mano a chi non lo vive in modo passionale rischia di morire!
Il potere è la Kriptonite della buona musica!
Vai John Coltrane continua a spingere così, rimasterizzato sembri nato domani, sei moderno come è moderno e dirompente Dante, come Gesù.
GENERATIONS
C’è la beat generation
c’è la generazione degli anni sessanta
poi gli anni settanta
i figli dei fiori
i contestatori
generation di qua
che hanno lasciato un segno
nel costume, nell’arte, nei palazzi, nei nomi dei loro figli
generation di là
che hanno lasciato un segno
nel criticare i segni della generation di prima
generation di su
generation di giù
qualcuno può dirmi
di che cazzo di generation sono io?
L’AVANA
Quando giro per le strade dell’Avana, la capitale di Cuba, mi viene da pensare a cosa può voler dire partecipare ad una rivoluzione, vivere quel momento in cui una città, un quartiere una famiglia un popolo sceglie di non essere schiavo e vince, penso a quanto possa essere bello quel momento. Nello stesso tempo però mi sale l’amarezza della sconfitta, una sconfitta non meritata probabilmente, quindi ancora più amara, perché è duro accettare di perdere una partita contro un gigante.
E’ duro perché da sempre leggiamo di cavalieri solitari e coraggiosi che uccidono i draghi a mani nude, di "Ulissi" che sconfiggono i ciclopi, di "David" che, con la forza di una certa "giustizia" sconfiggono i "Sansoni".
(perdono ma io sapevo che David avesse sconfitto golia).
L’Avana è una città bellissima, una delle più belle città che ho visitato nella mia vita, tra la gente de l’Avana ho vissuto giorni che ricorderò sempre, li ricorderò quando quella gente sarà definitivamente costretta a rinunciare alla loro Rivoluzione per far entrare l’occidente con la sua aria da "zia buona" che arriva dalla città a portare i regalini ai nipoti poveri, che però sono stati cattivi, quindi dovranno ringraziarla due volte.
Molti dei miei conoscenti sono stati a visitare Cuba, dieci giorni di mare, un albergone da crucchi, sole e aragoste, ed un’escursione di un giorno a l’Avana. Tornati in Italia, di quella città hanno in testa i palazzi che sembra possano crollare da un momento all’altro, le centinaia di persone che aspettano un autobus che non passa mai e quando passa è troppo pieno per poterci salire, al massimo i ragazzini si attaccano ai finestrini d fuori o salgono sul tetto, i ristoranti che chiudono perché non hanno niente da servire, le carcasse delle macchine come le vacche di Calcutta addormentate su un marciapiede perché non c’è più benzina e i pezzi di ricambio non esistono, i ragazzi che girano con la sigaretta spenta in cerca di uno dei rarissimi accendini, i bimbi, tantissimi, tantissimi bambini con la divisa della scuola sporca e rattoppata che ti guardano, ti sorridono ma non chiedono l’elemosina, i più coraggiosi ti chiedono un "ciclet", una caramella. Tornano in Italia e trovano un poster ingiallito di "che guevara" dentro qualche cassetto di un fratello maggiore, lo guardano e in quella faccia l’aria della sconfitta, gli occhi della delusione.
Eppure io, che due anni fa ho dovuto chiedere a mio padre chi era quello lì in quella fotografia (Che Guevara), io che dopo aver visto JFK al cinema ho chiesto ad un mio amico cosa era la Baia dei porci, io che sono cresciuto con l’America che aveva tutto da insegnarci, io che ho sentito ripetere la parola "vinceremo" mille volte dalla bocca di Craxi, io, vergine di Utopie e saturo di pragmatismo, io che prima vedo un Renato Curcio all’ergastolo e poi vedo quegli stessi che lo avevano condannato pendere dalle sue labbra, eppure io, torno a Cuba senza nessuna risposta, senza nessun giudizio, solo una serie di grandi domande ed un sapore in bocca che non avevo mai provato. Il gusto indefinibile della dignità, la dignità di un popolo, il concetto stesso di Popolo, bianco nero mulatto indio, umano. Per la prima volta nella mia vita ho sfiorato con gli occhi il significato dell’essere uomo e nazione, padre e figlio, fratello. Probabilmente è nella sofferenza che ci sentiamo ancora più simili agli altri. Quando la sofferenza di uno è la sofferenza di tutti.
FREAK STREET
Thamèl è il quartiere di Katmandu dove al tempo dei fricchettoni si trovava la droga in vendita a pochissimo prezzo, la strada principale la gente di Katmandu la chiama ancora "freak street", e in giro si incontrano ancora qualcuno di quei fricchettoni che magari è rimasto lì, alcuni neanche li riconosci, vestiti come i nepalesi e in più sporchi in faccia come i bianchi quando non si lavano, e questo li rende scuri di pelle proprio come il popolo sherpa, ma confusi tra i piccoli sherpa che sono alti in media come un ragazzino di dodici anni sembrano dei giganti un po’ goffi e rincoglioniti dall’effetto di decenni di canne di erba. Oggi a Katmandu se ti beccano con la droga ti fanno un culo e rischi pure di farti trent’anni dentro qualche prigione di lì. Vent’anni fa la droga era libera in Nepal. In realtà non è giusto dire che la droga era libera, semplicemente la droga era lì a fare la sua funzione per la gente di quel posto, conviveva discretamente con duemila anni di storia di un popolo, con secoli di pratiche mistiche e di insegnamenti filosofici, non era quindi "legale" esattamente, era e basta, così come è il riso così come è l’acqua e il sale le banane e gli incensi, un frutto di una terra che gli uomini avevano imparato a sfruttare. In Nepal non troverai il Chianti "gallo nero", o il barbera o che ne so, non me ne intendo, non troverai la tequila o il rum o la Vodka, a meno che non la cerchi in un paio di Hotel della capitale, non troverai nemmeno la bistecca alla fiorentina, ma vedrai le vacche girare per strada come le persone sedersi sul bordo di un marciapiede, guardare i turisti con aria di sufficienza.
Perché tutta questa premessa? Allora vengo subito al dunque.
Il mondo è uno sputo cazzo! E’ piccolo, è piccolo come Cortona (il mio paese), è un punto, e questo è il punto, l’argomento dei prossimi anni, del prossimo secolo, sarà sicuramente questo, il problema sarà sempre più dentro le nostre case, gomito a gomito, come in un autobus nell’ora di punta, e chi deciderà di girarsi dall’altra parte o di chiudere gli occhi non potrà sfuggire all’odore, al rumore di chi passa accanto, parlando una lingua diversa della sua con la pelle di un altro colore.
Torniamo a Katmandù, ma possiamo pure restare qui o andare in Africa o in America o in Sudamerica, ho visto un po’ di posti in quest’anno e in ogni posto ritrovavo comunque il filo che mi riportava da un’altra parte, magri a casa mia, oppure a mille chilometri di distanza, in nessuno dei posti che ho visitato ho sentito il brivido di un moderno Marco Polo, in ogni posto ho trovato un pezzo della musica che io ascolto e tento di fare, in ogni posto un pezzo delle cose che ho visto in TV, falsate certamente, in ogni posto ho svelato una bugia che qualcuno mi aveva raccontato. E la bistecca alla fiorentina guarda una vacca dell’India al suono di un pezzo salsa con un bicchierino di vodka e l’aroma dell’erba della Jamaica.
P.S. non fumo, non bevo e non giudico
LA SCELTA
Avevo voglia di vederla, di dormirci insieme, di vedermela nuda in giro per casa, di andarci a vedere un bel film al cinema e poi chiacchierare un po’ mentre si torna a casa. Ma l’idea che lei mi offrisse in questo modo la propria vita mi faceva paura e allora non feci quel numero di telefono e rimasi da solo di fronte a una caffettiera che cominciava a soffiare e a un orologio da muro che segnava un’ora troppo lontana dalla fine della notte, quando è ora di andare a dormire. Io sapevo che comporre quel numero era qualcosa che avrebbe dato una svolta alla mia esistenza, sapevo che lui era la donna giusta per me, che saremmo andati d’accordo, mi piaceva, questo è il fatto, e basta, mi veniva in mente durante la giornata, quando ero in giro per strada la vedevo davvero "scritta su tutti i muri" e veramente "ogni canzone mi parla di te", la differenza delle parole della canzone era che "questa città" non sembrava affatto bellissima ma piuttosto insidiosa, come una specie di terra inesplorata dove raccontano di tesori ma pure di bestiacce.
Che cosa dovevo fare? Chiamarla o andare avanti nella mia solitudine tutto sommato sopportabile e comunque mia e basta? Non composi quel numero e lei non seppe mai niente di quest’amore poco coraggioso. Sono passati 10 anni.
Adesso da guardo correre il suo bambino intorno alla sua casa quando passo da quelle parti, vedo tornare suo marito e mettere la macchina nel box, e vedo lei e ogni tanto mi ci fermo a parlare e la faccio ridere con qualche battuta.
NON CI SARÒ
Io non ci sarò
e non ci sarà più quell’energia
che c’era quando tu eri a casa mia
e mentre m’aspettavi che tornavo
cercavi di capire i miei appunti
se parlavano di te
gli ultimi aggiunti.
Non ci sarò.
Chissà dove sarò
di che sarà il mio cielo
…o di nessuno
E ORA?
Sgomito
procedo indomito verso il traguardo
sbuffo
non mollo un attimo con il mio sguardo
controllo la situazione
diffido delle persone
mantengo la direzione
son forte come un leone
mi creo
le giuste amicizie
sviluppo le mie malizie
non guardo in faccia a nessuno
e arrivo al numero uno!
e ora?
a chi lo dico che mi sento solo?
IL PEGGIOR NEMICO
Tu credi davvero per esempio che Bossi sia meglio di Craxi o Segni meglio di De Mita, o che ne so, uno di questi nuovi che piacciono a tutti sia megli odi uno di quelli vecchi che non piacciono più a nessuno? No io non ci credo.
Non ci credo non perché sono un qualunquista del cazzo o un disfattista da baretto ma perché non credo che il male sia nelle persone ma nel POTERE. Il virus vive e si trasmette attraverso la gestione e la manipolazione diretta del potere, qualsiasi tipo di potere, che poi comunque è sempre politico, anche se non vive in parlamento. Nella ricerca del potere uno mostra il meglio di sé, nel suo mantenimento si sporca. Ma si può vivere senza che qualcuno abbia il potere? Molto probabilmente no, sarebbe come immaginare di vivere in paradiso, e io il paradiso non me lo riesco proprio ad immaginare, e neanche l’inferno, sarebbe come immaginare la morte, e io la morte non me la riesco a immaginare
Il potere fa parte della nostra vita, il subirlo ed il farlo subire.
Mi viene da pensare che un uomo nella lotta trova il giusto rimedio al suo subire il potere di altri ma anche al far subire il suo, nella lotta, che poi può anche essere ricerca, allenamento sportivo, voglia di guarigione da un male, desiderio di essere corrisposti in amore, scontro generazionale ecc. nella lotta, dicevo, risiedono le uniche opportunità umane.
Il vero unico grande nemico dell’uomo non è né il denaro né la fame, ma il potere.
RIBELLE!
Sono trent’anni che il rock ci propone
La TRASGRESSIONE
come modello di vita e di identificazione
ma lo sai che non basta un giubbotto di pelle
per esse davvero un ribelle
il potere e il suo virus contagia chiuqnue
e più di ogni altro le stelle
le stelle madonna che palle!
la musica in camere stagne
che ormai non inventa più niente di nuovo
e più che chitarre son lagne
la realtà è che da tempo la musica aspetta
che arrivi di nuovo un messia
che regolarmente faranno morire
perché ci ha indicato la via
il mondo non ama chi dice le cose e chi a volte prevede il futuro
è meglio qualcuno che sembri ribelle ma in fondo mantenga sicuro
il sacro mercato del tempio
la vendita di trasgressioni
così come nel medioevo la chiesa
vendeva le sue assoluzioni
DISCOTECHE
Discoteche, discoteche…ancora a parlare di discoteche, ancora c’è qualcuno che ha voglia di parlare di discoteche? Addirittura esistono giornali sulle discoteche, e probabilmente esiste chi li compra, quindi, si, parliamo di discoteche. Prima di tutto specifichiamo che io mi intendo di discoteche visto che ci lavoro e le frequento da dodici anni.
La discoteca è una specie di servizio militare, e neanche tanto volontario. E’ un contenitore dove passano generazioni che vi stazionano scaglionate per un periodo di tempo, con l’eccezione di chi, come nel servizio militare, decide di prolungare la ferma fino a quando vuole. E così come avviene per il servizio militare, anche per la discoteca esistono gli obbiettori di coscienza, che sono quelli che rifiutano a priori per motivi prevalentemente morali, di entrare a far parte dei frequentatpori di locali. I motivi possono essere molti, ma a differenza del servizio militare, non tutti sono validi, molti sono guidati da un pregiudizio verso un’immagine falsificata data dai media della discoteca, altri da una cattiva impressione avuta al primo contatto con il fantastico mondo delle stroboscopiche.
Adesso io vi dirò che secondo me la discoteca non ha di per se nulla di negativo, voi però non credetemi, perché infatti non è vero. La discoteca ha tante cose positive quante negative.
Ho cominciato a lavorare nelle discoteche che avevo quindici anni, e da allora mi sembra non sia cambiato niente, tranne la musica, quindi vuol dire che in realtà è cambiato molto perché la musica è il vero termometro di qualsiasi situazione sociale, figuriamoci quanto più valido sia il discorso quando è riferito ad un luogo che si fonda proprio su una aggregazione musicale.
La qualità della musica, a differenza di qualche anno fa, è migliore nei locali di "massa" piuttosto che in quelli di "tendenza" oppure considerati all’avanguardia. Questo vuol dire che l’avanguardia è in fottuta crisi mentre la "massa" si diverte. Mentre chi va in discoteca con la fidanzata o per cercare di rimorchiare con gli amici si diverte, chi ci va per sentirsi parte di una realtà di "elite" credendo di essere più figo si rompe, si annoia, si impasticca si sfracella con la macchina e si beve il cervello.
Questo è il punto. L’Elite è in crisi e la musica di merda che suonano nei locali di elite lo dimostra.
Ora vorrei dire però che non bisogna gioire per questo, anzi, il fatto che le "elite" siano in crisi in fondo significa che non esiste un’avanguardia, un nucleo "apripista", e questo è molto negativo, perché vuol dire che la situazione è decadente e rischia di peggiorare.
Io personalmente vorrei che si divertissero tutti.
…IN FILA
ore 0.15…Cazzo che fila!
ore 1.15…vedrai che ora ci fa entrare…potessi beccare Marco, lui ci fa passare
m’aveva detto che magari veniva…
ore 1.30…oh com’è dentro?
"la musica fa cagare ma è pieno di figa"…
ore 2.00…ci fai entrare siamo in tre?
"non ragazzi, mi dispiace è una festa privata"
(intanto due specie di fotomodelle con un pelato entrano fra i sorrisi di quello sulla porta che con il braccio mi scansa)
ore 2.15…"ragazzi è inutile che state qui davanti non vi faccio entrare, poi non avete un abito confacente"
che vuol dire confacente, ma hai visto come era vestito quello?
"devo lavorare per favore…non entrate e basta"
ore 2.30………………………..
e questo si ripete ogni sera in molti locali notturni dell’occidente dove molti arrivano facendo file in macchina, poi file per parcheggiare, poi file per arrivare alla porta dove per una logica perversa legata al fascino dell’esclusività di certi posti, vengono rimandati indietro o fatti sostare di fronte al locale così da creare un gruppo che dà al locale un’aria da "cazzo vengono tutti qui, guarda che fila"…
conclusione: forse ci impediranno di entrare, ma non potranno impedire alle persone intelligenti di uscire.
CE L’HA CON ME?
"Guarda che quella mi sta puntando, sono sicuro che ce l’ha con me", dissi a Franco, che era sicuro che non c’è posto più sbagliato per beccare una figa come la discoteca. Io non ero d’accordo, o meglio, volevo dimostrare che anzi la discoteca è ancora uno dei luoghi migliori dove beccare qualcosa. Insomma eravamo arrivati in quel locale e dopo qualche minuto che eravamo dentro già avevo notato questa qui che mi fissava con un’aria da una che vuole fare una storia, e io devo dire che per un attimo mi era già venuto duro. Non era certo una grande figa, però andava benissimo, giovane giovane, un po’ alternativa nell’abbigliamento, con i capelli corti e una bella faccina arrapantina che non mi mollava un attimo con i suoi occhi. Ogni tanto si metteva a parlare con le amiche, che erano più brutte di lei, ma andavano bene pure loro, insomma, non so cosa si dicessero ma sono sicuro che stavano parlando di me.
Quella sera avevo una bella giacca di pelle nera, la barba un po’ lunga, ero messo giù bene, e questo rendeva il mio sospetto che ce l’avesse con me una specie di certezza, praticamente ero di sicuro fra quelli più giusti dentro quel posto.
Ci siamo appoggiati su una specie di ringhiera di quelle che dividono la zona plebea" dal "privé" così da poter controllare bene la situazione e si guardavano i tavoli per vederci le cosce di qualche figa seduta al tavolo di qualche ricco, si fa per dire. I soliti secchielli di champagne e le solite facce da cazzo, che però non sarebbe male un giorno prendersi un tavolo e ordinare di tutto e offrire coppe di champagne e poi portarsi a casa delle belle fighe poco impegnative che le rivedi solo quando hai voglia.
Ma quella mi continuava a guardare e pure Franco si era convinto che ce l’avesse proprio con me, allora per me andava benissimo. Aspetto che mi guardi di nuovo e faccio un sorriso non molto accentuato, una specie di smorfia di approvazione.
E’ bastato un cazzo che lei era già lì da me con la sua faccina arrapante e sembrava che volesse dirmi qualcosa, io scendo dalla ringhiera e avvicino l’orecchio alla sua bocca con l’aria di quello che non è molto interessato ma comunque dimmi pure.
"Hai mica un extasi disco volante?" mi chiede e io rispondo
"che?", come uno che non ha capito, e infatti non avevo capito, "Un disco volante, a quanto?"
Cazzo voleva una pasticca!
Credeva che io fossi uno spacciatore di pasticche! Forse per la giacca, che ne so.
Era più piccola di mia sorella, e con la sua faccina arrapante mi chiedeva una pasticca.
Non risposi.
Non avevo né la pasticca né le parole.
BELLA RAGAZZA
Peerché mi hai risposto così?
Volevo essre gentile
Ti ho fatto un complimento eprché volevo regalòarti un motivo in più perché tu fossi consapevole della tua bellezza. Ma la tua bellezza è già consapevole, troppo consapevole, ed il tuo aprir bocca la rende paradossalmente e immediatamente orribile, cattiva, la tua faccia si trasforma in una piaga, senza offesa per la piaga.
Sono le bellezze non consapevoli quelle che danno gioia al mondo.
Un albero è bello, ma l’albero non si compiace di essere un bel albero, è un albero e basta. Ed è nel suo essere "albero" la magia della sua grandezza, nell’incarnare naturalmente l’universo. Ed il discorso vale anche per il leone, la lucertola, per il fiore, per lo scarafaggio, per il globulo rosso, per il verme, per le persone.
Una bella ragazza è realmente bella, e la sua bellezza è anche utile solo se il suo essere bella è inconsapevole, nel senso dell’albero di cui dicevo prima. E’ una bella ragazza.
La bellezza di certe donne che mi passano davanti per strada riesce a trasformare una giornata in una bella giornata.
Ma non dire mai ad un albero che è bello, pensalo e basta, e quando coglierai il suo frutto, ringrazia Dio per aver creato quell’albero, lui, l’albero non ha nessun merito, se non quello di esistere.
Grazie belle ragazze perché esistete.
Ma tu che stasera ti ho fatto un complimento e ti sei impettita rispondendomi male, tu non sei bella, sei una testa di cazzo, una bella testa di cazzo.
DOMANI
Se penso che domani ti rivedrò ancora
dopo tutto questo tempo
se penso che domani
faremo l’amore
vorrei che durasse in eterno
l’attimo immediatamente prima
di appoggiare le mie labbra sul tuo seno…
… perché il dopo è roba già vista.
CIELO AMERICANO
Cielo americano
che non hai visto bombe
cielo senza colpa
cielo senza tombe
cielo senza sogni
(solo americani)
cielo che esaudisce desideri strani
cielo fatto a scacchi
cielo fatto a strisce
cielo che, infinito
…sembra che finisce
"CIVILTÀ"
In questa camera d’albergo nella zona est di Gerusalemme c’è un’atmosfera molto "araba", tappeti, decorazioni sul soffitto, un arredamento antico in stile islamico, è tutto molto bello e molto suggestivo…il telefono, che cosa eccezionale, posso chiamare i miei per dire che tutto è a posto, che magari hanno visto alla televisione che nel sud del Libano si stanno tirando delle bombe e si preoccupano.
La televisione, canale uno, la tv israeliana, canale due, l’altra tv israeliana, canale tre, anche lei israeliana, ma con i sottotitoli in arabo…la CNN.
Sono stato a Katmandu e c’era la CNN, a Berlino la CNN, New Delhi CNN, la CNN è ovunque ci sia un albergo con una carta di credito, ovunque ci sia un servizio taxi. E’ una specie di simbolo di "civiltà", ed è proprio su questo che vorrei riflettere. Spesso, quando ci si riferisce al vago concetto di "civiltà" facciamo assomigliare quel concetto ad una serie di riferimenti molto occidentali (basti pensare alla CNN, o al Mc Donald o Mtv o alla Coca Cola o altri simboli di civiltà). Molti di questi esempi di "civiltà" hanno raggiunto tutte le zone del nostro pianeta come un tempo i padri Gesuiti e proprio come i padri gesuiti distrussero intere "civiltà" locali e imposero la loro "civiltà", così la CNN e il Mc Donald arrivano in giro per il mondo e si piazzano di prepotenza sul piatto di una bilancia improvvisata facendola pendere tutta da una parte, e tutto avviene così violentemente che ciò che poggiava sull’altro piatto salta in aria.
Mi chiedo io: non sarà il caso di rivedere la mia concezione di "civiltà"?
ORE 5 DEL MATTINO
Notte di luglio a Milano
Domenica
sono solo giro solo
nel buio di un incrocio
una pennellata di arancione
I-N-T-E-R-M-I-T-T-E-N-T-E
scopre due innamorati
ora si
ora no
mi intrometto in quell’intimità per rubare un po’ di batticuore
e sono anche io felice
per loro
davanti a un baretto
mi urlano il mio nome……………….LORENZO!!!!!
esito io
esiste chi lo grida
esiste chi lo ascolta…chi è Lorenzo?
…LA VOCElaparolailcantoilrumorediunamotounasirenailmetallosonorodellarotaiadeltramilPIANTODIUNBIMBOCHENASCESTANOTTE…………..
come le trame di un tessuto
è il mio lenzuolo
mi addormento
lasciando la finestra
aperta.
FLASH
Dedicherò un pensiero al mio futuro
cercando di capire ciò che è stato
alla memoria di quello che verrà
e all’interrogativo del passato
FLASH
Amico
ascolta cosa dico
da quando Adamo ed Eva si vestirono col fico
questo fottuto mondo nasconde i suoi gioielli
divide tutto e tutti
i più brutti da i più belli
i ricchi da i più poveri
la gente dai potenti
e queste differenze ci rendono violenti
NONNA E CONFUSIONE
Sono venuto a casa presto perché volevo stare un po’ da solo. Ho acceso lo stereo per mettere su un cidì, ma non sapevo cosa mettere su, se un po’ di rap o gli udue nuovi e del jazz, a Londra ho preso dei cidì nuovi di rap, ma ho preso anche un po’ di roba africana bella, tutta di percussioni, però cazzo che caldo mi butto sul divano accendo la tivù. Milano Italia, Riotta è bravo sembra un po’ un prete ma mi piace (CLIC) bella figa, ma le labbra sono rifatte di sicuro, (CLIC) chi c’è da Costanzo?…
(CLIC) questo deve essere il nuovo video di Vasco…cazzo se è ingrassato…domani devo fare i capelli e devo pure telefonare…aspetta che abbasso il cidì anzi lo spengo…ma si può far presentare un programma di musica a dongelmini? Guarda che tristezza Bennato che il prete gli mette le parole in bocca…ma quale valori…i fatti cazzo i fatti…non puoi mica nascondere una discarica innaffiando il terreno dove hanno buttato i rifiuti…non abbiamo nessun bisogno dei preti del papa che ci benedice di Clinton che ci difende di dongelmini che ci spiga come si vive, nessuno brucerà in eterno tra le fiamme dell’inferno…nessuno (CLIC)…che bello deve essere fare un film…però anche fare una tourné…il paradiso è quel brvido di felicità che ho provato a volte…l’inferno non c’è, mentre del paradiso ogni tanto ce ne arriva un flash…l’inferno è la morte che circonda i vivi……….nonna…nonna…raccontami come ero quando ero bambino… e com’era mio padre e mio nonno come era? Sei contenta della tua vita? Hai visto che sono in televisione? …NONNA dimmi chi sono dimmi com’è la terra dove sono le mie radici, come era il sapore del pane che si faceva in casa?
IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA
Cherubini!…presente!
a cosa sta pensando?
a cosa pensa eh mentre sto parlando?
al rap alla musica oppure è innamorato?
me lo dirà dopo che l’ho interrogato!
adesso lei mi fa un elenco dei paesi musulmani
e poi invece mi indica sulla carta i cristiani
come mai questi due mondi così male stanno insieme?
È la foglia che è malata o il problema sta nel seme?
Tolleranza o integralismo chi ha ragione in fondo in fondo?
È la merda che è in salita o siamo noi che andiamo a fondo?
…e più cerco di afferrare la realtà più lei vola
ed ogni giorno è il primo giorno di scuola…
LA STAZIONE
Davanti alla stazione di Porta Garibaldi c’è un grande piazzale che di giorno è imballato di macchine e di notte è deserto. Arrivai lì alle 4 di notte perché arrivava mio fratello da Roma con il treno delle quattro e mezzo, quello che poi prosegue per chissadove. Non faceva ancora freddo, seppure credo che fosse già ottobre inoltrato, quindi, per far passare una mezz’ora mi leggevo tutto quello che c’era scritto in giro, dagli orari dei treni alle pubblicità alle scritte coi pennarelli sulle panchine e sui cestini della spazzatura, e pure le locandine appese fuori dall’edicola ancora chiusa. Non c’era un’anima in giro, veramente nessuno, credevo di essere solo, mi facevo pure dei viaggi strani, tipo maniaci o che ne so, qualche rompicoglioni che tocca pure litigare. Uscii sul marciapiede per camminare un po’ e rimasi sorpreso nel vedere una strana scena. Proprio nel centro si quel grandissimo piazzale, illuminato dal giallo di due enormi lampadoni di quelli che ne sono piene le città, proprio al centro, c’era un gruppo enorme di persone messe in cerchio, saranno state un centinaio, non distinguevo bene, un po’ per la nebbia un po’ per il buio, ma era uno spettacolo surreale. Proprio lì, a quell’ora, che cazzo ci faceva tutta quella gente lì? Mi feci un po’ avanti per curiosare discretamente e vidi che erano tutti maschi dall’aria piuttosto truce, stavano facendo qualcosa, non stavano semplicemente discutendo.
Sentii qualcuno che mi chiamava con un verso, mi girai verso quella voce e vidi una macchina della polizia, di quelle che controllano le Stazioni di notte, che si sa che son postacci, e dentro c’erano due o tre poliziotti scoglionati, giustamente, visto l’ora…"che fai?" mi chiese, – niente, aspetto mio fratello che arriva da Roma. Ma che è successo là, cos’è tutta quella gente? – "Giocano a dadi, è una bisca, e son quasi tutti camionisti, sono qua tutte le notti, giocano fino all’alba". – Cazzo…– dissi io – ma lo possono fare? Non è proibito? – "si va bè, ma non fanno un cazzo di male, son mica quelli gli stronzi. Sapessi quanti deficienti ci sono in giro di note che fanno veramente del male e non gli fanno un cazzo nessuno. Se rubi una macchina, per esempio, fai due ore in questura e poi sei già fuori. Due ore fa abbiamo preso uno che aveva rapinato una vecchia in casa, un tossico, quello lì domani è già per strada. Che cazzo gli vuoi fare? E i travestiti? Son tutti malati e c’è un pacco di gente che ci va a spendere i soldi! Li porti dentro, e poi non hai risolto niente".
Salutai i poliziotti e mi incamminai di nuovo verso il binario dove sarebbe arrivato il treno di mio fratello. Come per incanto, nei cento metri che percorsi a piedi comparvero figure che prima, facendo la stessa strada, nn avevo neanche notato. C’era un uomo che dormiva vicino a un muro, e poi un altro vicino coperto con dei cartoni, seduto sul marciapiede c’era un ragazzo con la testa piegata tra le ginocchia. Tutto questo mi si presentava come un grande punto interrogativo, sentivo la gola chiudersi in una specie di nodo, guardavo le vene sulle mie mani farsi rigide e un senso di grande impotenza mi assaliva mentre guardavo in lontananza quel gruppo di gente radunata intorno a quei dadi. I dadi, il caso, la fortuna…
Arrivò il treno, scesero due o tre persone, una di quelle era mio fratello…"come stai? Come sta la mamma?" – stanno tutti bene, il babbo ti ha mandato un prosciutto dal paese, la mamma ha un po’ di esaurimento, dice che non la chiami mai…
Arrivando alla machina passai di fronte al ragazzo con la testa tra le ginocchia, che era ancora lì e non si era mosso di un centimetro, guardai mio fratello, pensavo a mia madre e a mio padre…tutto questo amore pesava una tonnellata.
IL CONSIGLIO
Un giorno andai a pranzo alla villa di Berlusconi. Era una domenica, arrivai a mezzogiorno, Berlusconi aveva voluto conoscermi, visto che in quel periodo c’era a ria che io conducessi uno show in televisione.
Fra tutte le cose che quell’uomo affascinante mi disse ce ne fu una che mi rimase particolarmente impressa, mi ricordo proprio le parole esatte, "fai delle buone letture, fatti consigliare dei libri, leggi…".
Sto cercando di seguire il consiglio del Cav. Berlusconi, e devo dire che leggere è diventato per me un appuntamento di tutti i giorni. Cerco di dedicare almeno una mezzoretta ogni giorno a libri di tutti i generi. Faccio della gran confusione perché vado un po’ a casaccio, ma mi piace così, ho scoperto cose meravigliose…Marquez, Pablo Neruda, Hesse, Tolstoj, Prevert, Kundera…
Il guaio è che leggendo tutti questi libri, nel tempo in cui non sono in studio di registrazione o in giro a suonare o al campetto a giocare a basket non riesco ad infilarci lo spazio per fare quel programma in TV del quale parlammo quel giorno alla villa di Arcore…
BUM!
BUM BUM BUM ci sparano addosso!
caricatori di frasi fatte…BUM! Parole e luoghi comuni
ci hanno scambiato per marionette!
il porto d’armi per dir cazzate lo danno a tutti e tutti ce l’hanno
è guerra aperta…MIRARE…FUOCO!
vince chi in fondo farà più danno
e allora…AVANTI, PLOTONE…AAATTT..TENTI!
Mirare dritti al centro del cuore!
voglio sentire tremare i muri!
sarà la guerra del rumore!
purificate la vostra anima con uno scoppio di adrenalina
farà l’effetto più devastante di un chilo di nitroglicerina!
………………(guardo il nemico con gli occhi di ghiaccio)
……………(il nemico attacca)
il nemico:
VAFFANCULO TI SPARO ADDOSSO
BASTARDO FIGLIO DI GRAN PUTTANA
TI SCARICO ADDOSSO UN CARICATORE
DI PAROLACCE ALL’ITALIANA
BASTARDO PEZZO DI MERDA CACCA
TUA MADRE E’ PROPRIO UNA GRANDE VACCA
TI PUZZA IL FIATO DI PUTREFAZIONE
BASTARDO STRONZO
GRANDE COGLIONE!…………………
(il nemico esita per un attimo intento a ricaricare le munizioni, intanto noi abbiamo registrato tutto e ora glielo rimandiamo con la forza di centomila watt e il nemico è costretto a fuggire in ritirata…ma bisogna stare sempre all’erta)
MACONDO
Sono un viaggiatore
e giro per il mondo
ma voglio ritornare a casa mia…
partito da bambino
per le città del mondo
adesso voglio tornare a casa mia…
sono stato nelle corti dei grandi re potenti
ho amato donne belle e ho conosciuto genti
sono rivoluzionario esperto di guerriglia
coi piedi per bagaglio e il mondo per famiglia
ha amato molti luoghi
ma dentro al cuore in fondo
cercavo in ogni posto casa mia…
ho amato belle donne ma non le ho viste anziane
ho conosciuto amore anche tra le puttane
io che ho inseguito estati in giro per il mondo
adesso sogno di ammirar
l’autunno di … MACONDO
tatuaggi sulla pelle disegnano un tracciato
di posti che ho vissuto e ponti che ho passato
dove ogni uscita è sempre l’entrata in qualche altro posto
tatuaggi che scolorano
agosto dopo agosto
ho visto uomini di ghiaccio raffreddare il sole
ha attraversato mari di pensieri
e fiumi di parole
son stato marinaio navigai tra il dire e il fare
un’ancora gettai al largo
e cominciai a pescare
finché una mattina la lenza si era tesa
tirai e ritirai ed ebbi una sorpresa
pensavo di aver preso un luccio o chissà che
avevo preso me, avevo preso me…
… o terra generosa
… o madre o amante o strega o figlia o sposa!
I COLORI DELLE CITTÀ
Provo a fare una specie di esercizio: mi faccio venire in mente una città italiana e butto giù un’impressione, un colore al volo. Bologna. A Bologna è pieno di artisti, la gente si ferma ai semafori dietro la linea bianca, ci sono i viali con le porte che entrano nel centro. So arrivare dall’autostrada in un sacco di posti senza chiedere informazioni, casa di Luca, lo studio Malavasi, Napoleone, l’avvocato. Bologna è blu, sfumata in grigio.
Roma. Roma è a strisce. Ogni giorno cambia colore, ti influenza, e si fa influenzare.
La gente esce per strada e si siede sul cofano delle macchine davanti ai baretti.
Milano. Si parla di lavoro e poco di arte. In certe zone ci sono le fotomodelle che girano a piedi per strada con tuttocittà in mano, e se non stai attento puoi andare a sbattere. Non c’è verde non c’è verde non c’è verde. Milano è grigia a volte metallizzata.
Napoli. Macchine ammaccate che girano, i semafori potrebbero pure tenerli spenti, la legge del casco non obbligatorio qui non vale, si va in tre in motorino. Si parla di molti argomenti. C’è il mare. Napoli è rossa e gialla e verde.
Firenze. E’ bella. Città violenta e cinica, come certi anziani che si chiudono e sembrano cattivi, semplicemente perché chiedono rispetto, ma spesso non ci si capisce per una questione di linguaggio. Firenze è del colore della pietra, non si fa penetrare, come una donna bellissima, talmente belle ed affascinante da rischiare di rimanere sola.
Rimini. Rimini è Africa e Romagna, cemento e mare, acqua sporca nella vasca dopo aver fatto il bagno, rimane la riga del sapone e dello sporco, sporco di vita che può diventare poesia, ma può anche rimanere solo sporco. Rimini è il rosso della scottatura e il bianco sotto le mutande. I crucchi con i calzini, i gruppi di maschi in vacanza che girano urlando inni di curve sud, i vecchi romagnoli bella gente.
Palermo. C’è una specie di montagnona tozza che si vede arrivando in aereo e che ti trovi sempre lì sopra quando fai le tangenziali in macchina. Il punto dove è esplosa la bomba di Falcone ha l’asfalto nuovo. Due città, due genti, due secoli bastano per capirsi, il retaggio di secoli di costumi si rigenera nel frutto di un raccolto ricco e saporito. E può essere la vera capitale d’Italia. Palermo ha il colore del deserto, il miraggio di un nuovo coraggio finisce per farmi sentire a casa per le strade di questa città.
Torino. Torino ha poche curve, stradoni dritti e larghi. Arrivo dall’autostrada e tiro dritto e arrivo in pieno centro senza curvare mai. Mi viene in mente un quartiere pieno di ville, una volta anni fa mi chiamarono lì ad una festa, ho in mente il primo momento in cui ebbi la sensazione dei ricchi e dei poveri.
Ci ripenso con amarezza.
Torino è a scacchi come le sbarre di un prigione, dipende se vuoi immaginarti le sbarre guardandole da dentro o da fuori la cella. LA cella è uno stato mentale, non un a città.
Venezia. Venezia è una storia che finisce.
Girando per i canali di Venezia mi sembra che tutto ciò domani potrebbe non esserci più, che l’acqua potrebbe cancellare quello che sto guardando.
Niente è per sempre, ma il ricordo può esserlo e dovremmo poterlo mantenere in vita anche se il tempo lo sommerge e lo corrode.
Venezia è bianca.
L’ESPERIENZA
Io mi chiamo come mi chiamo ma potrei chiamarmi Alì
potrei essere in un altro posto ed invece sono qui
potrei essere nato nero e decidere di emigrare
perché nella mia città non c’è niente da mangiare
sopportare di essere considerato come un animale
poi tornare un giorno nella mia città natale
con regali per i miei parenti portati da Milano
raccontare "bella gente il popolo italiano"
Potrei essere nato a Napoli in un quartiere di periferia
crescere abituato alla vista della Polizia
che sequestra sigarette e le rivende in un’altra strada
poi potrei rubare un auto e vada come vada
entro dentro quella banca e gli punto una pistola
si fan soldi molto prima che magari andando a scuola
sono qui per caso o se vuoi chiamalo Dio
sto cercando di essere io padrone del futuro mio
sto cercando di essere io il padrone della mia esistenza
che si paga con un solo prezzo
l’esperienza
potrei essere nato ricco col cognome prepotente
abituato a vedermi riverito dalla gente
confondere il rispetto col possesso di persone
il potere col diritto a essere imbroglione
potrei essere un bambino in un campo della Palestina
con i militari in casa dalla sera alla mattina
potrei crescere vedendo un militare picchiare mio padre
davanti ai miei occhi il sopruso sulle mie strade
sono qui per caso o se vuoi chiamalo Dio
sto cercando di essere io padrone del futuro mio
sto cercando di essere io il padrone della mia esistenza
che si paga con un solo prezzo
l’esperienza
IO E LUI *
A lui accadono cose strane
e io lo guardo mentre cammina per strada e la gente lo segue con gli occhi, e quando lui è passato lo indicano col dito. Io invece vado in giro da solo e guardo dentro le vetrine dei negozi o dentro i portoni delle case per vedere come vive la gente. Lui scrive canzoni nelle quali a lungo andare non sempre mi riconosco, e mi sembra che non mi riguardino, ma che riguardino solo lui, e allora, contento lui…
Il nostro rapporto non è dei più semplici, a volte direi addirittura sofferto. A volte mi trovo ad essergli addirittura nemico.
Lui attira a se le attenzioni delle donne, ma poi quando me le presenta e mi trovo da solo con loro faccio confusione e non so cosa dire, ho paura di annoiarle con le mie parole.
Passiamo lunghi periodi senza vederci e allora arrivano notizie di lui attraverso la televisione o la radio, lo sento cantare, raccontare le sue storie e allora mi viene voglia di essere ancora lì con lui, a confondermi con lui, a dargli carica.
Non so se resteremo per sempre amici e se questo rapporto che in fondo è riuscito a regalarci dei momenti così intensi andrà avanti per sempre. Sento che io posso perdermi da un momento all’altro, e lui ne soffrirebbe,.
Non so chi ha scritto questa lettera, se io o lui.
*(ispirato a un racconto di J.L Borges)
ANIMALETTI
A volte ho un po’ paura a star da solo
non so se vi capita anche a voi
restare, per esempio, solo in casa
solo soltanto insieme ai fatti tuoi
tra i libri gli scaffali e le bottiglie
vivono degli strani animaletti
che escono dal loro nascondiglio
soltanto quando meno te lo aspetti
solo se sei occupato con il mondo
tra una canzone e un bacio a tutti i costi
solo quando sei in mezzo all’altra gente
loro rimangon chiusi e stan nascosti
ti lascian stare e tu non l’incontri
e non ci pensi più tu non li vedi
anzi te ne dimentichi del tutto
tutto va via così come tu credi
quando però sei solo con te stesso
eccoli a popolare la tua vita
escono allo scoperto e sono in tanti
e spesso non è visita gradita
sono i rimorsi, i dubbi, i pensamenti
sono i problemi con i tuoi fratelli
sono tutte le azioni che abbiamo fatto
a volte combinando dei macelli
sono ciò che tu sai che non va bene
ma che però non riesci a rinunciare
sono le cose che dentro di te
non hai potuto e non riesci a eliminare
Quando ti fanno visita mio amico
Cerca di offrire loro da mangiare
Falli sedere comodi, parlate
Non puoi per sempre amico mio scappare
Cerca anzi a volte, uomo, di star solo
Vagli vicino e non mandarli via
Cerca, amico mio, anzi tu, Lorenzo
Cerca più spesso la loro compagnia
CONQUISTE MATERIALI
Ogni conquista materiale è un ostacolo alla tua felicità mentre ogni rinuncia è una porta che si apre verso di essa.
Questo può essere un discorso del cazzo, ma fino a un certo punto.
Il guaio è che non appena il nostro discorso cade su un argomento non legato al nostro rapporto con i nostri oggetti andiamo nella merda.
Questa è la malattia di questa era moderna!
Il nascondere le nostre paure dietro alle cose che si possono comprare per non affrontare la vita, la vita dei grandi valori morali, del rapporto con noi e con il nostro prossimo, Dio, la morte…
EROS
Sono andato al Forum a vedere il concerto di Eros Ramazzotti. Sono andato per due o tre motivi, uno perché secondo me Eros canta da Dio, due perché un mio amico gli ha venduto la sua moto, e questo è un motivo del cazzo, però è pur sempre un motivo, e infine perché conosco Eros, visto che facciamo colazione spesso nello stesso bar, il chiosco di Sergioe Efisio.
Devo dire che lo spettacolo è stato veramente forte, seppure erano tutti lenti e dopo un op’ uno come me potrebbe pure morire, Eroso è proprio intonato e tutto sembrava funzionare alla perfezione, c’era un pacco di gente, una massa di ragazzine e ragazzine stropicciate accompagnate da ragazzi dall’umore inafferrabile. Questo mi ha fatto venire in mente un episodio della mia adolescenza. Stavo insieme ad una ragazza quando avevo diciannove anni, lei ne aveva due o tre meno di me, ero molto innamorato, avevo fatto l’amore con lei ed era la prima volta che lo facevo, era un grande amore passionale che durò circa un annetto.
Lei aveva la camera tappezzata di foto di Simon Le Bon, si proprio lui, il fottuto cantante dei Duran Duran ("fottuto" è inteso in senso amichevole), e quando venivano a Roma per qualche apparizione TV, lei andava ad urlare sotto l’albergo e via dicendo.
Seppure i Duran Duran in quel periodo facevano una musica che mi piaceva abbastanza i oli odiavo veramente molto, in particolare odiavo Simon Le Bon con tutto il cuore perché me lo trovavo sempre nei pensieri di colei che era la mia ragazza.
Un giorno ci fu un concerto dei Duran Duran allo stadio Flaminio di Roma e io, che allora ero D.J. in una famosa discoteca, trovai due biglietti per la tribuna d’onor, lo dissi alla mia innamorata che si mostrò entusiasta, in particolare nel vedermi felice di dimostrare la mia superiorità a questa sua "debolezza" adolescenziale. Non sapeva che mi rodeva da pazzi, e io non sapevo che lei aveva già il biglietto da un mese e aveva già programmato di vedersi il concerto dalla prima fila così da poter urlare più vicino le sue frasi isteriche al suo cantante del cazzo.
Naturalmente ognuno nascose il suo dramma e insieme andammo al concerto. All’inizio lei si conteneva, poi cominciò ad allungare le sue mani verso di lui, e ripetere le parole di quelle canzoni con gli occhi di un’innamorata che sta per vedere il suo uomo portato via dalle S.S. Io soffrivo, soffrivo perché l’amavo veramente…
Passò qualche settimana perché tutto si sistemasse e il nostro rapporto riprendesse i ritmi di sempre, ovvero fare l’amore ovunque ci fosse qualcosa per sdraiarsi anche scomodi. Che tempi ragazzi!
Guardando le facce di quei ragazzi che accompagnano le fidanzate al concerto di Eros mi rivedo un po’, ma questo mi fa un po’ sorridere, perché comunque anche in questi casi l’amore subisce quelle "pastorizzazioni" che, pur sottraendo un po’ di sostanza, lo rendono "a lunga conservazione".
IL RAP DELLA MAMMA NUOVA
Mamma mamma mamma potenziale
ascolta questo mio rap che non fa male
al massimo puoi sempre tirar fuori la cassetta
se non lo condividi oppure hai fretta
sono stato giù dai miei la scorsa settimana
e la mia infanzia non è poi così lontana
sulla strada dietro casa eravamo una trentina
ci si scambiava qualche figurina
si facevan delle bande, qualche calcio che volava
e intanto ognuno in quella strada ci cresceva
l’altro giorno mi riaffaccio c’era un bimbo con la bici
era solo, solo senza amici
come puoi chiamar progresso e chiamare civiltà
quello che accade nelle nostre città
dove una donna se rimane incinta, sempre più spesso
si trova a fare i conti con questo progresso
che licenzia le ragazze in attesa di bambini
che un asilo nido costa un sacco di quattrini
e non sempre c’è la nonna che ti fa un po’ di rimpiazzo
fino a che il bimbo poi diventerà ragazzo
metti pure poi nel conto il lavaggio del cervello
che ti sottopone il "grande fratello"
questo qui non è un progresso questa qui è una dittatura
non è uno Stato ma la caricatura
in un mondo che si rifiuta di esser padre dei suoi figli
è molto duro oggi metter su famiglia
è difficile esser madre in un posto come questo
molto più che essere padre forse e essere onesto
ma la danza è cominciata c’è qualcosa che si muove
nella mia mente io ci ho speranze nuove
e negli occhi di tuo figlio c’è qualcosa che si muove
e questo è il rap delle mamme nuove
quante volte abbiamo detto se era giusto oppure no
quante volte hai ripiegato dietro a un bel non lo so
aborto, legale o non legale, è sempre aborto
è un bimbo vivo che poi diventa morto
il suo punto di vista quindi non potrai saperlo
il punto è quindi volerlo e non volerlo
e qui che ci sia una legge che ti permetta
in ogni caso di essere protetta
mi sembra giusto civile e regolare
se deve essere fatto lo faccia chi lo sa fare
chi discute questa legge fa una semplice follia
e si nasconde dietro grande ipocrisia
questa legge non si tocca il problema è un’altra cosa
è che in Italia non c’è gente che si sposa
a l’aborto non è la causa di questo ma l’effetto
il problema vero è che non c’è rispetto
per la donna e per la sua maternità
la donna è ancora simbolo di grande vanità
ma io mi tiro fuori e la donna mia ideale
non puoi trovarla nuda su nessun giornale o alla tivù
tra telepromozioni e tette messe su
lo trovi nella donna che porta in cuore un frutto
perché ciò che ha conquistato non vada distrutto
la donna come simbolo di ciò che si rinnova
e questo è il rap della mamma nuova
la donna come simbolo del mondo che si muove
e questo è il rap delle mamme nuove
HO VISTO
Non so con chi sto parlando Signore
se con te o se sto parlando con me
non so che faccia hai ma credo che tu esisti
così come io esisto così come queste mani e questi piedi
esistono e si muovono e gesticolano quando con le parole
non riesco a comunicare con il mondo
che comunque è il mio mondo
non c’è un centimetro quadrato di questo mondo
che non mi appartenga
e che io non senta mio
come mia è la responsabilità di un tramonto
o di un vento che mi sfiora la faccia
Signore non continuare a prendermi in giro
io l’ho visto con i miei occhi
quel bambino palestinese che i militari
gli hanno picchiato il suo papà davanti ai suoi occhi
ho visto un signore americano che girava per strada alle sei
e alle sei in una stanza uccidevano un uomo sulla sedia elettrica
ho sentito l’odore di un corpo di un indù che bruciava sulla riva
di un fiume sacro e mi ha ricordato l’odore
che sentivo da bambino alla Sagra della bistecca
signore io ho visto anche latro
e altro…
e dopo che ho visto l’odio
ho imparato a non odiare
e dopo che ho visto l’ignoranza
mi sono vestito da saggio
ma poi ho capito
che la saggezza è assolutamente nuda
PEACE
E il suono di un CD che salta
sostituisce quello di un disco rigato
ed una lingua strana si inserisce
nel dialetto del tuo vicinato che è scosso
da questo cambiamento veloce
ed altri strani simboli affiancan la croce
e odori e suoni e vestiti e occhi
nei quali non ti vedi e non ti specchi
ma passa
il tempo passa
e si distende sopra le cose
e la tensione scende
e l’uomo vede l’uomo
finalmente
e l’intelligenza allarga la mente
e nasce
quell’uomo nasce
e cresce
quell’uomo cresce
e tutto questo infine diventa normale
e ciò che era diverso
in fondo è uguale
SIGNORINA FUNKY
Signorina funky non siamo stanchi
di guardarti mentre agiti i tuoi fianchi
muovi le tue gambe alzi le tue braccia
e questa musica modella la tua faccia
signorina funky diva di una notte
ci sono uomini che per te fanno a botte
vuoto il pomeriggio pieno di canzoni
a fare il pieno di ricordi e di emozioni
vivi con i tuoi però ci parli poco
credevi che era facile e invece non è un gioco
la vita di una donna col fisico procace
signorina funky balla che mi piace
vestita di pagliette e truccata
come se questa fosse una sfilata
arrivi con le amiche ma tu sei la più bella
in fondo tu sei sola come una stella
ti guardi nello specchio studi le tue mosse
e fai un cuoricino con le tue labbra rosse
rosse come il tramonto che sogno di guardare
innamorata in riva a qualche mare
signorina funky mascheri i tuoi sogni
e sotto un paio di stivali li nascondi
ma non ti confondi tra la folla affondi
e fai emergere solo capelli biondi
che ti vanno in faccia mentre sei in pista
e tu muovendoti attiri la mia vista
occhi dentro gli occhi cade la corazza
e riconosco la tua razza di ragazza
vittima incolpevole di questa strana giostra
che vale solo quello che si mette in mostra
signorina funky balla finché dura
la tua corazza la rivuole la natura
signorina funky vola sui pensieri
non c’è domani non c’è oggi non c’è ieri
c’è solo questa luce strobo intermittente
sola sulla pista in mezzo a tanta gente
suda questo ritmo, vergine di cuore
che a risvegliarti poi ci penserà l’amore
L’INFORMAZIONE
Spesso, nelle interviste che mi è capitato di fare sui giornali, ho detto delle cose che poi ho trovato cambiate quando sono andato a rileggerle. Questa considerazione non vuole essere uno spunto polemico verso la stampa, piuttosto un modo per riflettere sull’informazione. Sono stato a Cuna, ho vissuto tra la gente delle città di quell’isola e ho visitato le campagne, evitando le località dei turisti, posti di mare e isolette varie. Tornato a casa, ogni volta che trovo su un mezzo di informazione un riferimento a Cuba mi fermo a guardarlo, e quasi mai riesco a riconoscere ciò che ho visto con i mie occhi. Mi viene da pensare che questa considerazione possa essere estesa anche alle notizie che io non ho la possibilità di verificare. Ora però vorrei dire che la cosa non mi stupisce, probabilmente se io fossi un giornalista mi comporterei allo stesso modo, anche involontariamente magari, ma sicuramente tenderei a comunicare la mia visione delle cose attraverso la descrizione dei fatti.
Voglio dire che attraverso l’informazione non si hanno delle vere e proprie notizie ma una serie di interpretazioni, di messaggi di propagande, e questo mi può star bene, basta che lo sappia, allora il mio atteggiamento sarà sempre critico nei confronti di ogni media, e così non mi farò influenzare più di tanto, ma anzi mi sarà utile per sviluppare la mia visione dei fatti.
Naturalmente col tempo, leggendo sempre dei giornali, uno si comincia ad affezionare a questo o a quel giornalista, a questa o quella testata, e succede che a un certo punto uno va a finire che si fida di chi scrive o invece, sa che quell’altro giornalista scrive delle cazzate e quindi ogni cosa che scriverà sarà presa come riferimento contrario alle sue idee. Per esempio io impazzisco per "La bustina di Minerva": la pagina di Umberto Eco sull’Espresso, e questo a lungo andare mi influenza, come mi influenzano certi articoli di Giorgio Bocca o i programmi di Michele Santoro o le opinioni di Walter Veltroni quando le scrive sul giornale o le dice in TV, se Costanzo dice una cosa va a finire che ci credo.
Insomma, dopo il babbo e la mamma, l’informazione continua a interferire con la nostra educazione e condiziona la nostra crescita e la crescita delle nostre idee.
Quindi giornalisti pensate bene a quello che fate, potremmo essere i vostri figli.
LA STRADA MALATA
La strada è malata ne ascolto il lamento
e assisto al suo doloroso tormento
la strada che io cammino ogni giorno
la strada che io ogni notte ci torno
la strada che io ci ho la casa e il parcheggio
la strada è malata e ogni giorno sta peggio
è malata di un male estraneo che io non so dirlo con l’italiano
ma è un male che forse può esser curato
qualcosa può essere ancora salvato
la strada è malata e il dottore è corrotto
dobbiamo ricorrere a un altro progetto di cura
che madre natura ormai è incazzata
e un po’ se ne frega se la strada è malata
ma qui io ci vivo e conosco i mattoni
così come i testi di queste canzoni
ascolta anche tu questo pianto strozzato
l’asfalto è malato e pure il prato
qualcuno proponga un rimedio perdìo
perché va a finire che mi ammalo anche io
la strada è malata di cancro ai mattoni
non basta una cura di buone intenzioni
ma fatti, piccole azioni quotidiane
a partire dal parroco fino alle puttane
dal vigile alla vecchia e anche l’immigrato
e pure quello lì che grida "io qui ci sono nato!"
PENSIERINO
Sapete cosa penso in fondo in fondo?
mi piace avere a che fare con il mondo
perché nella ricerca del "da farsi"
nel tentativo di organizzarsi
c’è già il concetto stesso della vita
e chi vuole capire l’ha capita
Nell’attimo in cui sono innamorato
negli occhi di un amico ritrovato
nel desideri oche domani stia un po’ meglio
nel mio saper correggere uno sbaglio
nel bacio della donna della mia vita
anche se poi domani se ne è andata
c’è già il concetto stesso della vita
e chi vuole capire l’ha capita
IL SAGGIO
L’altro giorno sono stato da un saggi oe gli ho chiesto signore
ho mille dubbi sulle cose del mondo che mi stanno nel cuore
ho detto cosa c’entrano le gambe delle donne
con le tasse che devo pagare?
cosa c’entra la torta che mi fa la mia mamma
con la guerra aldilà del mare
e perché c’è la fame nel mondo, che io devo fare la dieta?
come mai c’è più gusto nel fare tutto quello che invece si vieta?
e cosa c’entra il buco dell’ozono
con i miei amici del parco Sempione
e cosa c’entra la solitudine di moti ragazzi
con i locali notturni di Riccione
mi disse C’ENTRA C’ENTRA ECCOME SE C’ENTRA
e io non capivo e io non capivo
mi disse C’ENTRA C’ENTRA ECCOME SE C’ENTRA
e io non capivo comunque ve lo scrivo.
continuai con le mie domande lui mi guardava
ed in silenzio interessato mi ascoltava
poi ci fu silenzio lui mi guardò negli occhi
e mi rispose con voce sicura
VAI DIVENTA UN UOMO FORTE
E DAI AMORE
E IN CAMBIO IL MONDO
AMORE TI DARA’
VAI DIVENTA UN UOMO GIUSTO
E DAI RISPETTO E IN CAMBIO
IL MONDO TI RISPETTERA’
no mio signore non sono d’accordo
risposi io me lo ricordo
ho visto che chi è troppo buono poi fa una brutta fine
che cerca libertà si trova ad un confine
ho visto che furbizia è più che intelligenza
ho visto che si ottiene poco con la pazienza
è facile parlare te che sei un saggio
ma dimmi qualche cosa che mi dia un po’ di coraggio
che mi dica in qualche modo quello che io posso fare
per rendere questo mondo un pochino migliore
mi disse
VAI DIVENTA UN UOMO FORTE
E DAI AMORE
E IN CAMBIO IL MONDO
AMORE TI DARA’
VAI DIVENTA UN UOMO GIUSTO
E DAI RISPETTO E IN CAMBIO
IL MONDO TI RISPETTERA’
AGOSTO 1993
E’ possibile soffrire realmente per qualcosa che in fondo dovrebbe non coinvolgerti? Per esempio la malattia o addirittura la morte di qualcuno che conosci solo attraverso le cose che ha fatto e non personalmente? Forse si, anzi sicuramente, si, visto, che mi è successo. Proprio l’altra notte, sono tornato a casa verso le tre e mezza e mi sono seduto al tavolo dove ho le mie cose, i miei quaderni, i libri che sto leggendo. Al telegiornale delle otto avevo sentito che Fellini era stato ricoverato in ospedale per una cosa grave. Io naturalmente non conosco Fellini, ma proprio un mese fa avevo preso una videocassetta di Otto e mezzo, che è un suo film, e veramente mi ero emozionato, avevo passato due ore fra le più importanti della mia vita. Insomma mi sono seduto lì e ho sofferto come si soffre per uno che si conosce bene, un familiare o un amico che sta in ospedale e che potrebbe anche morire e che se magari è vecchio, ti viene proprio da pensare che potrebbe morire. Che uno soffra per un familiare è sacrosanto, ma quella sera mi sono proprio stupito di me stesso, provare reale dispiacere per uno che non conosco è una cosa che non mi aspettavo.
Nella mia vita entro in contatto con decine di persone ogni giorno, sono contatti a volte proprio fisici a volte è una conoscenza attraverso le cose che uno lascia di se, cose artistiche e no, tipo il pane del fornaio e il pieno del benzinaio, o addirittura l’avvitamento di un bullone della macchina da parte di un operaio di una catena di montaggio tedesca. Sono continui i contatti fra esseri umani che non sono contatti diretti, ne senso della conoscenza reciproca, e più che il mondo va avanti e più i contatti diretti si fanno rari, il fornaio che ti fa il pane e te lo da caldo tutte le mattine è ormai nascosto da un supermercato dove non conosci nessuno, quello che ti ferrava il cavallo è nascosto in una catena di montaggio e via discorrendo, io stesso ho pochi contatti con quelli per i quali lavoro, se fossi nato cento anni fa avrei fatto il cantastorie e ne avrei avuti di più. Il contatto reale è ormai sostituito dai mezzi, che possono essere i mezzi di distribuzione o mezzi di comunicazione, ma è pur sempre un contatto. Bene, l’arte è la forma più antica di contatto in questo senso, e il contatto con l’artista finisce per sostituire tutti gli altri oltre a quelli familiari e degli amici più cari. Se attraverso l’opera di un artista io ho vissuto un bel momento, ho imparato una cosa, ho riso o pianto e che ne so, allora con quell’artista stabilirò un contatto particolare e godrò del suo star bene e soffrirò del suo star male.
E dopo questo saggi odi autopsicanalisi potete pure menarmi, me lo merito.
SONO UNA SPERANZA (BLUES)
Io sono una speranza per mia madre
io sono una speranza per mio padre
che sperano che io li faccia essere fieri
li ripaghi della loro fatica di ieri
di quando mi mandavano a scuola tutto lavato
io sono una speranza…………e son disperato
io sono una speranza per Berlusconi
io sono una speranza delle televisioni
che sperano che io acquisti i loro prodotti
prosciutti pannolini auto birra e scudetti
e spanda più di quello che io avrò guadagnato
io sono una speranza……e son disperato
io sono una speranza per gli strozzini
io sono una speranza per gli assassini
che sperano che io diventi complice loro
unendo la mia voce a quella di quel coro
di quelli che non hanno ne visto ne sentito
io sono una speranza…………e son disperato
perché ho dentro la testa una parola strana
che batte batte batte come una campana
perché del meno peggio non mi posso accontentare
non voglio essere speranza io……… VOGLIO SPERARE!
ELEZIONI
Ho fatto mille chilometri in auto per andar a votare.
Sono stanco, ma sono anche fiero di aver fatto valere un mio diritto. Questo, può essere stupido, ma stanotte mi fa sentire importante.
FLASH
Al bar del locale ci lavora una ragazza inglese, gli han detto che il mondo è fatto a scale, a volte si scende a volte si sale,
cazzo ma quando si sale?
IL NAPOLETANO
Sono stato a cena con un prete, un buddista, un ex brigatista, una fotomodella e un napoletano, per un momento ho avuto il mondo in mano, c’era un’energia a quel tavolo che il cibo si consumava senza essere mangiato.
Tutti un po’ insicuri di difendere la loro scelta, comunque radicale, anche quella del napoletano che aveva scelto di esserlo con maturità seppure era la vita che lo aveva destinato per nascita.
Ma forse non siamo tutti destinati per nascita?
ACQUA CHE BOLLE
Sono acqua che bolle
E’ il momento che tutto può succedere,
posso diventare spaghetti
o minestrone,
oppure evaporare lasciando un op’ di bianco
sul fondo della pentola.
Non posso nascondere la mia paura di perdere ciò che ho
La mia paura di cambiare.
Non posso nascondere la mia voglia di andare fino in fondo,
di sapere, di vedere, di cambiare.
Cerco nei miei amici, nella faccia della gente,
nei libri, nel cinema,
nelle parole degli anziani
un segno che mi indichi la strada.
27/09/1993
Oggi compio ventisette anni. Ho ricevuto molti regali dai miei amici, molti biglietti d’auguri e regalini vari sono arrivati un po’ da tutta Italia.
Questa è l’ultima cosa che scrivo per questo libro nato senza che nessuno, me compreso, sapesse che stavo scrivendo materiale da pubblicare.
Tra un mesetto avremo finito di registrare l’album nuovo che uscirà all’inizio dell’anno prossimo. E’ il disco che abbiamo curato di più da quando faccio questo lavoro, ci sono tanti pezzi, lo abbiamo iniziato a maggio ma io in realtà, già mentre usciva Lorenzo 1992 avevo cominciato a scrivere appunti per le canzoni.
Sono molto contento perché questo nuovo disco che sta uscendo mi piace molto, ma mi fa anche un po’ paura, perché comunque ha dentro molte cose che non so poi come la prenderà la gente. Però io non l’avrei potuto immaginare diverso.
Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno letto in anticipo queste pagine e che mi hanno spinto a farle leggere anche a chi avrebbe compratori i miei dischi: mia sorella Anna, mio fratello Bernardo, Saturnino, Roberto Manfreda, Mario Losio, Michele Centonze, Luca Cersosimo, Ilaria, Barbara, Andrea Rosi, la bionda della "Prodesign", Anita, Red Ronnie, Stefano Senardi, Sergio Pappaletta, Gianni Ghidini, Enrico La Falce, Mapi, Luca Carboni, i ragazzi del chiosco di corso Semione, Vincenzone, Don Gino Rigoldi, e naturalmente Claudio Cecchetto.
FINE
È in ciò che faccio
è tutto in ciò che faccio
inutile parlare
raccontarsi
spiegare i miei pensieri
cosa penso
è in ciò che faccio
io sono ciò che vedi
ciò che pensi di me
quello che credi
IN STUDIO DI REGISTRAZIONE
Luca Cersosimo: era il commesso di dischi dove mi servivo spesso quando lavoravo a Roma. Sapevo della sua passione per i computer e sapevo che aveva una specie di studio nella cantina dei suoi. Un giorno andai da lui insieme a un altro mio amico, Pierpaolo (che oggi è il produttore degli 883), e ci mettemmo a scrivere un pezzo molto house che si chiamava "if I was a richman". Lo stesso anno arrivai a Milano e quando Claudio mi propose qualcuno per realizzare il mio album di esordio io chiesi di poter portare un mio amico musicista da Roma. Luca arrivò una mattina con mogli e figlia, cercammo un monolocale, poi cominciammo a lavorare. Nacque "jovanotti sound". Da allora abbiamo sempre lavorato insieme. Luca ha due figlie, Alice e Maria, la prima è nata il mio stesso giorno di vent’anni dopo e Maria ha meno di un anno, e io l’ho conosciuta che aveva un giorno.
Enrico La Falce. E’ stata la prima persona con la quale ho fatto amicizia a Milano. Lavorava da un mese nello studio di Radio Deejay come fonico, aveva una millecento fiat con un graffito fatto a spray che diceva "pump up the volume", era già buddista, e il padre era il boss della CBS. Una notte di pioggia, uscendo dal Plastic dove andavamo a ballare il rap, si fermò la macchina, era finita la benzina. Cominciammo a girare in cerca di una tanica e di un self service. E’ fidanzato con Barbara, una delle ragazzine che venivano al Rolling Stone giovedì pomeriggio a vedere 123 Jovanotti. Presto avranno un bimbo.
Michele Centonze. Un giorno Claudio mi fece sentire un provino di un pezzo che un musicista di Forlì aveva scritto per me, si chiamava "in the night". Quel pezzo diventò "gimme five". Andai a Forlì nel suo studio in una specie di box per le macchine, e lì cominciammo a litigare e stiamo ancora litigando sul senso della musica, sul perché di un arrangiamento, sulla scelta di un suono e la sintesi di un riff di chitarra. Tutto questo è "una tribù che balla", "ragazzo fortunato", "penso positivo", "libera l’anima", "chissà se stai dormendo" ecc. Oltre ai dischi, con Michele abbiamo realizzato tre tournée. Adesso quel box è diventato uno studio di duecentometri con le tecnologie più all’avanguardia e lui si sta per sposare con Anita che sta con lui da nove anni. E’ il mio più grande amico.
Saturnino Celani. Arrivò in studio a Milano dove stavamo registrando "8na tribù che balla", venne per trovare il proprietario dello studio che era un suo conoscente, fu per caso che una sera che mi serviva un giro di basso su un pezzo lo vidi gironzolare e gli chiesi se voleva provare a trovarlo lui. Lo trovò e da lì ne trovò altri mille. Saturnino riesce a sintetizzare le mie sensazioni su un particolare ritmo e a renderle musica. Ho conosciuto Saturnino che era una specie di ragazzino da Ascoli con un talento eccezionale, l’ho visto scoprire il sesso e diventarne anche una vittima, l’ho visto scoprire i vantaggi della popolarità, l’ho visto soffrire per amore e godere dell’aver fratto un bell’assolo. La crescita di un grande musicista è la sua crescita in profondità e non solo il suo progredire tecnico. Un giorno forse Saturnino non avrà più tempo per l’Italia, per il Rap, sarà in giro con qualche tour mondiale di qualcuno di questi grandi internazionali.